Coronavirus
Coronavirus

Milano, 17 ottobre 2020 - Coronavirus, i contagi corrono in Lombardia. Ieri in regione si sono contati 2.419 nuovi contagiati, 352 in più di quanti se ne contarono giovedì. Più della metà di questi, per l’esattezza 1.319, sono a Milano e hinterland e, ancora, 604 solo in città. Aumenta sensibilmente la percentuale di tamponi positivi su quelli effettuati: giovedì era al 6,3%, ieri è salita al 7.9%. I decessi, nelle ultime 24 ore sono stati 7 (mentre giovedì erano saliti a 26). Nelle terapie intensive si conta un paziente in meno: 71 e non più 72. Ma tra i ricoverati per Covid negli altri reparti si registra un aumento di 108 unità (totale 834). L’indice Rt , quello che misura la forza del virus, non cala e resta oltre il 2. In Italia si sono regitrati 10.010 nuovi casi. Gli attualmente positivi hanno superato la soglia dei 100mila (107.312). I decessi sono stati 55, in calo rispetto agli 83 di giovedì.

I dati delle province

Milano si conferma il centro più colpito dai nuovi casi di pandemia. Nella provincia meneghina infatti i contagi nelle 24 ore sono stati 1.319, di cui 604 a Milano città. Ieri erano stati rispettivamente 1.053 e 515. Questi i dati nelle altre province lombarde: Bergamo: 38; Brescia: 105; Como: 190; Cremona: 32; Lecco: 64; Lodi: 55; Mantova: 31; Monza e Brianza: 183; Pavia: 120; Sondrio: 16; Varese: 158. 

Monza e Brianza osservate speciali

Sono stati 183 i contagi in più nelle ultime 24 ore in Brianza di cui quasi una cinquantina solo nella città di Monza. Numeri che confermano che la seconda ondata sta colpendo forte il territorio brianzolo e che, secondo la proiezione sui prossimi giorni, porterà ad avere una diffusione dei contagi maggiore di quella vista nei mesi di marzo e aprile. «Monza e Brianza spaventano - conferma il sindaco Dario Allevi - e stiamo registrando numeri che non si erano raggiunti neanche nelle giornate peggiori del lockdown. Non sono però situazioni da paragonare perché c’è molta differenza sul numero di tamponi eseguiti: ora se ne fanno un 7 o 8 volte di più di quanti ne venivano fatti in primavera. Accade però che la Brianza, assieme a Milano e Varese, è la provincia più colpita, quindi la seconda ondata sta colpendo quei territori in cui non si erano raggiunti picchi alti come a Bergamo o Lodi durante il lockdown".

Milano, negli ospedali altri 1.400 letti Covid

Al Niguarda di Milano i pazienti in intensiva sono 8 e tutti sono intubati, altrettanto accade al San Carlo: intubati tutti e 5 i pazienti ricoverati in intensiva. Al Sacco sono intubati 5 dei 6 ricoverati in intensiva. Infine il Policlinico: 3 intubati su 8. Tutti i nosocomi si stanno riconvertendo. Non a caso ieri Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare, ha fatto sapere che la Giunta ha approvato la conversione alla causa del Covid di altri 1.400 posti letto negli ospedali lombardi. Posti destinati a pazienti a bassa intensità, che hanno superato la fase più acuta della malattia o a positivi asintomatici ricoverati per altre patologie o motivi. Massimo De Rosa, consigliere regionale del M5S chiede "di rendere operative le 200 Unità Speciali di Continuità Assistenziale promesse dalla Regione". Per Pierfrancesco Majorino (Pd) la "Regione non ha ancora provveduto a irrobustire la rete di assistenza ai positivi e alle loro famiglie".

La nuova ordinanza di Regione Lombardia

La Regione Lombardia ha varato una nuova ordinanza  per il contenimento dei contagi da Coronavirus. Il provvedimento è in vigore già da oggi ed è valido fino al 6 novembre. Le misure in esso contenute sono state condivise sia sul piano politico, nel corso di un incontro al quale hanno partecipato i sindaci delle città capoluogo, l’Anci lombarda, i capigruppo di tutti partiti che siedono in Consiglio regionale e Renato Saccone, prefetto di Milano, sia sul piano tecnico, con il via libera del Comitato Tecnico Scientifico lombardo. L’uno e l’altro tavolo si sono tenuti ieri a Palazzo Lombardia. L’ordinanza è valida in tutta la regione, non si sono decise restrizioni ad hoc per Milano e hinterland dove, negli ultimi giorni, si è contato il maggior numero di nuovi positivi. 

La crisi di bar e ristoranti

È un settore che si sente nel mirino quello degli esercizi pubblici – dai bar ai ristoranti passando per i pub – dopo le disposizioni dell’ultimo decreto governativo ma anche per le nuove restrizioni della Lombardia. Nella Bergamasca, dove il 6% dei locali non ha riaperto dopo il lockdown e dove solo il 30% dei ristoranti è riuscito sostenere la perdita dei posti a sedere, i gestori sono preoccupati. Stessa situazione nel Bresciano: a Brescia è stato organizzato un corteo-fiaccolata, ma con tanto di lumini rossi, per decretare la simbolica morte attività. La protesta andrà in scena stasera a mezzanotte e mezza da piazzale Arnaldo si snoderà verso palazzo Loggia. Sull'orlo del baratro anche i “lavoratori della notte” , ovvero gli addetti che per anni hanno regalato serate di divertimento a giovani e meno giovani, sono in ginocchio. Con le discoteche chiuse e le limitazioni di orario per quanto riguarda i locali, la situazione sta diventando sempre più critica. In sofferenza anche l'Altomilanese, dove alcuni esercizi commerciali sono stati già costretti a tirare giù la saracinesca temporaneamente perché sono entrati in contatto con persone affette da covid-19.