Cavo d’acciaio in viale Toscana, ai domiciliari Michele Di Rosa: “Pentito per quello che ho fatto”

Cosa ha raccontato al gip il diciottenne fermato dai carabinieri. Il suo avvocato: quella notte a casa stava male, i genitori si sono fatti raccontare la verità

Il cavo d'acciaio teso in viale Toscana

Il cavo d'acciaio teso in viale Toscana

Milano, 10 gennaio 2024 – "Un pentimento autentico, nato in un contesto personale e di confronto con i genitori". Se Alex Baiocco aveva parlato ai carabinieri di "cavolata" e di "divertimento perché ci annoiavamo", Michele Di Rosa ha volutamente evitato i termini "gioco o bravata per non sminuire la gravità di ciò che ha commesso, chiedendo di dire tutta la verità", spiega il suo avvocato Gaetano Giamboi, che l’aveva già assistito da minorenne per alcune denunce per bullismo. Ieri mattina, il diciottenne di Cologno Monzese si è presentato davanti al gip Andrea Giudici per l’interrogatorio di convalida del fermo per blocco stradale eseguito dai carabinieri della Compagnia Monforte nella tarda serata di sabato, quando Di Rosa, da poco assunto in un locale come apprendista cuoco, si è presentato alla Questura di Monza per ammettere di essere uno dei tre ragazzi che poco meno di 72 ore prima avevano teso un cavo d’acciaio in viale Toscana, mettendo a rischio l’incolumità di automobilisti e motociclisti di passaggio alle 2.30 all’incrocio con via Ripamonti.

Il giudice non ha convalidato il provvedimento, non ravvisando il pericolo di fuga, ma ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, come chiesto dalla Procura: Di Rosa è quindi uscito dal carcere ed è stato accompagnato a casa dei genitori. Proprio con loro, il diciottenne si è confidato: "La notte dopo l’episodio – aggiunge Giamboi – Michele a casa stava male e continuava a disperarsi: per questo, i genitori, che sono persone normalissime e che mai hanno avuto grossi problemi con questo figlio, sono riusciti a farsi raccontare la verità. Lui stesso ha chiesto di essere portato in caserma per confessare tutto". E ancora: il diciottenne "ha espresso profondo dolore per quello che sta facendo passare" a padre e madre. Prima che si presentasse spontaneamente per assumersi le sue responsabilità, Di Rosa era già stato identificato dagli investigatori dell’Arma, che avevano recuperato i suoi dati anagrafici dall’account utilizzato mercoledì sera per noleggiare lo scooter elettrico matricola 0247 della società Cooltra.

A lui, i carabinieri sono arrivati anche grazie alle indicazioni fornite da Baiocco, bloccato 18 minuti dopo il blitz dai militari del Radiomobile in viale Sabotino. Portato in caserma, il ventiquattrenne ha riferito i nomi dei due complici e i loro nickname Instagram. Ammanettato per strage, attentato alla sicurezza dei trasporti, blocco stradale e ricettazione, il ragazzo, seguito dal San Paolo per un disturbo bipolare, è stato interrogato il giorno dopo dal gip Domenico Santoro, che ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza solo per il reato di blocco stradale e ha disposto la misura cautelare del carcere, chiedendo a San Vittore una relazione sulle sue condizioni psico-fisiche.

"In zona Ripamonti, vicino a un cantiere di un edificio che stanno ristrutturando, io e i miei amici abbiamo trovato questa bobina da cantiere e abbiamo iniziato a giocare con questo oggetto per fare il salto della corda – la sua ricostruzione a verbale –. Preciso che abbiamo pertanto rubato questa bobina, che si trovava nel cantiere poggiata vicino a una scala, per terra. Eravamo ubriachi. A qualcuno, non mi ricordo a chi, è venuta questa idea stupida di legare la corda da un lato all’altro della strada". Con lui c’erano Michele e il diciassettenne E., che si è confidato domenica coi genitori al Niguarda, dov’è ricoverato da venerdì per problemi psichiatrici.

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