Milano, sì alle carriere alias per i dipendenti comunali: come richiedere le modifiche

Con il provvedimento si possono modificare nome e identità su email, badge, targhe degli uffici e tutti i documenti interni

La facciata di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, illuminata con i colori dell'arcobaleno in occasione del Gay Pride 2023 (Foto d'Archivio)

Palazzo Marino illuminato con i colori dell�arcobaleno in occasione di Milano Pride, Milano, 23 Giugno 2021. ANSA / Matteo Corner

Milano, 12 marzo 2024 – Il comune di Milano aveva varato la delibera a fine 2023 e il provvedimento era entrato in vigore dal primo gennaio 2024 ma le linee guida sulla gestione delle carriere alias tra le mura di palazzo Marino sono state pubblicate i giorni scorsi: l’8 marzo scorso, mentre nelle piazze d’Italia e di Milano sfilavano i cortei per festeggiare la giornata internazionale della donna, il Comune ha diramato una circolare contenente le linee guida per l'attivazione e la gestione dell’identità alias a favore dei dipendenti che ne fanno richiesta.

Monica Romano, prima consigliera transgender di Milano

Monica Romano, consigliera comunale del Pd e prima transgender nel suo ruolo eletta Milano, si è battuta a lungo per introdurre la possibilità di inserire le carriere alias tra i dipendenti che ne fanno richiesta: non solo i dipendenti comunali a tempo indeterminato ma anche i contratti a termine, gli stagisti e chi effettua il servizio civile.

Questo provvedimento, ha commentato Romano, "favorirà la piena inclusione lavorativa di tutti coloro che intendono modificare nome e identità nell'espressione della propria autodeterminazione di genere, così come previsto dal contratto collettivo nazionale di riferimento".

Riconoscimento sull’email, badge, targhe, documenti

"Ora la carriera alias sarà accessibile a tutto il personale dell'Ente, che conta circa 13 mila persone", ha proseguito. "Sarà possibile vedere riconosciuto il genere a cui si sente di appartenere e il nome scelto sull'email aziendale, sul badge, sulle targhe degli uffici e su tutti i documenti interni compilando una semplice richiesta” ha spiegato Romano.

Eliminato l’obbligo di diagnosi e perizie mediche

Tutti questi passaggi potranno essere conseguiti senza alcuna diagnosi o perizie mediche, in coerenza con gli orientamenti dell’Oms che nel 2018 ha stabilito che la condizione transgender non è una malattia, esattamente come l’omosessualità, derubricata dalle malattie mentali dal 1990.

"Questa - ha concluso Monica Romano - è una grande vittoria per la libertà di essere e per tutte quelle persone transgender che nel mondo del lavoro ancora oggi subiscono pesanti discriminazioni".

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