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14 gen 2022

Lodi, la coppia sopravvissuta al Giglio: "I ricordi sono indelebili"

Carlo Novazzi e la moglie Michela erano sulla Concordia. Da allora hanno avuto due figli

alessandra zanardi
Cronaca
COLTURANO - CARLO NOVAZZI E MICHELA MALUSARDI CHE ERANO SULLA NAVE COSTA CONCORDIA AFFONDATA - FOTO CANALI/ANSA - PER REDAZIONE SUD MILANO/METROPOLI - PINCIONI/CANGEMI
Carlo Novazzi e Michela Malusardi

Lodi Vecchio, 15 gennaio 2022 - "Rivivere il naufragio nei sogni? Non mi è mai capitato. Non provo rabbia, la vita va avanti. Certo, il pensiero va alle vittime: ogni anno, in occasione dell’anniversario del disastro, rivolgo loro una preghiera". Carlo Novazzi, 48 anni, che abita a Lodi Vecchio e lavora a Colturano, dove gestisce coi fratelli l’Emporio agricolo di Balbiano, è tra i sopravvissuti della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata il 13 gennaio 2012 a poca distanza dall’isola del Giglio. Insieme a lui la moglie Michela Malusardi, oggi 44enne, a sua volta scampata incolume a una tragedia con 32 morti e 157 feriti. Due grandi appassionati di crociere, i Novazzi, almeno fino a quella terribile sera.
A dieci anni dal disastro, cosa ricorda?
"Ricordo tutto come fosse ieri. Quella sera io e mia moglie avevamo deciso di mangiare una pizza al ponte 11. Avevamo appena ordinato da bere, quando abbiamo sentito un violento impatto. Subito dopo l’urto, la nave si è messa a ondeggiare, si faceva fatica a camminare".
Cos’avete pensato?
"Abbiamo subito intuito che era successo qualcosa di anomalo. Perciò siamo tornati in cabina, abbiamo preso i giubbotti e il salvagente e siamo andati al ponte 4, il punto di ritrovo a noi assegnato, dove c’erano già altre persone e si percepiva uno stato di forte agitazione".
Quali informazioni avevate?
"All’inizio si diceva semplicemente che c’era stato un blackout e la corrente sarebbe stata ripristinata a breve. Noi comunque non ci siamo mossi dal ponte. Dopo circa un’ora abbiamo sentito i sette fischi, segnale che indica una situazione di assoluta emergenza".
Il resto è storia, purtroppo, fra le urla, la tensione, la corsa per salire sulle scialuppe.
"Anch’io avevo paura, ma sono rimasto concentrato sul da farsi. Io e Michela siamo saliti sull’ultima scialuppa disponibile: prima bisognava dare la precedenza ad anziani, invalidi e bambini. Siamo sbarcati al Giglio intorno a mezzanotte. Gli abitanti dell’isola sono stati eccezionali nell’offrire ospitalità. Siamo rimasti sul molo e da lì abbiamo visto la nave che s’inclinava sempre di più".
Ritiene di essere stato fortunato?
"Che dire, siamo stati fortunati e abbiamo anche fatto le scelte giuste, come quella di rimanere in attesa sul ponte della nave, fino al segnale di emergenza".
La vita va avanti. Nel frattempo sono nati due bambini.
"Ai nostri figli, di sei e otto anni, abbiamo raccontato che c’è stato un incidente e mamma e papà sono scesi dalla nave. Ci sarà tempo per i dettagli".
Un’altra crociera?
"Per ora no. Magari una vacanza al Giglio, anche per esprimere riconoscenza ai suoi abitanti".
 

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