
Luca Castiglioni con la madre Chiara Taverna
Nerviano (Milano) - Non vendetta, ma verità e giustizia. "Avevo il cranio sfondato, ditemi cos’è successo", aveva raccontato Luca Castiglioni, 22 anni, un anno fa quando, dopo mesi di riabilitazione e silenzio, aveva deciso di parlare.
Lui non ha mai creduto alla giustizia e mercoledì pomeriggio quando la Procura del Tribunale di Milano ha dichiarato il non luogo a procedere per difetto di condizioni di procedibilità, ne ha avuto la conferma. Il processo nei confronti di Marius Tiba 27enne di Parabiago accusato di lesioni colpose nei confronti del 22enne di Lainate, davanti alla quinta sezione penale, si è chiuso in quanto non c’erano i requisiti. È stata la Procura stessa ad ammettere che non avrebbe potuto procedere per lesioni colpose. Ora bisogna ripartire, "presenteremo l’istanza per un nuovo processo con capo d’imputazione lesioni dolose", dichiara l’avvocato Paola Padoan.
Lei e la famiglia di Luca avevano sempre lamentato "indagini superficiali e incomplete della Procura". Ottocento pagine di cartelle cliniche e documenti, due anni e mezzo di attesa, ma il processo non c’è ancora. "Siamo ancora al punto di partenza. Il nostro sgomento di fronte a tutto questo non si può misurare, ma non molleremo mai. Non abbiamo più fiducia nella Procura - dichiara Chiara Taverna, mamma di Luca - non c’è stata sincerità fin dall’inizio da parte di nessuno, i danni riportati da Luca non erano compatibili con una semplice caduta, le indagini non hanno chiarito nulla". Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti nella notte tra il 26 e 27 luglio 2019, durante una festa di compleanno in un appartamento a Nerviano, l’imputato avrebbe proposto a Luca, di fare “il gioco della ruota“, lo avrebbe preso per i fianchi, per fargli fare un giro su se stesso di 360 gradi, ma poi lo avrebbe spinto con troppa violenza facendogli sbattere la testa sul pavimento di marmo.
Luca è stato trovato disteso a terra, privo di sensi. Gli amici hanno chiamato i soccorsi e Luca è stato trasportato in gravissime condizioni in ospedale. Ha dovuto lottare per 40 giorni tra la vita e la morte in terapia intensiva e fare una lunga riabilitazione. Oggi non ricorda quasi nulla, gli amici che erano con lui quella sera hanno raccontato versioni contradditorie. Oggi restano gli interrogativi di sempre, la rabbia, le fatiche quotidiane perché la sua vita non è più la stessa. E da mercoledì pomeriggio anche un senso di smarrimento.