
L’infermiere si è visto imporre fino a 13 turni di pronta disponibilità al mese senza possibilità di mettersi in ferie
Fino a 13 turni di pronta disponibilità al mese, senza possibilità di riposare, né di andare in ferie, inchiodato o al lavoro o alla possibilità di essere richiamato da un momento all’altro in servizio. Un incubo durato anni per un infermiere addetto alle sale operatorie dell’ospedale di Lecco. Per questo un giudice del Tribunale del lavoro ha condannato i dirigenti della sanità pubblica lecchese. All’infermiere è stata riconosciuta un’indennità doppia per i turni oltre il limite, il rimborso delle spese legali, ma anche il tempo di vestizione, cioè il tempo necessario per cambiarsi d’abito e indossare la divisa.
Troppi i turni di pronta disponibilità imposti all’infermiere: sono turni al di fuori del normare orario di lavoro durante cui gli infermieri, come altri operatori sanitari, possono essere richiamati in servizio se necessario, a fronte di una maggiorazione economica. Servono per fronteggiare eventuali emergenze. Dovrebbero essere turni di norma di 12 ore, da limitare a notturni e festivi, per massimo sette turni al mese per ciascun dipendente. In Asst di Lecco, l’Azienda socio sanitaria territoriale cui fanno capo i presidi ospedalieri dell’Alessandro Manzoni del capoluogo e del San Leopoldo Mandic di Merate, più l’Umberto I di Bellano, dove però non si effettuano interventi chirurgici, la pronta disponibilità è stata tuttavia la norma, per anni, per colmare le carenze di organico e non assumere. Un infermiere costretto ai super-turni di pronta disponibilità ha così intentato causa. Lo hanno assistito i legali della Fp Cgil di Lecco.
Nei giorni scorsi la sentenza con la vittoria su tutti i fronti, anzi, oltre ogni aspettativa: il pagamento di un’indennità oraria pari al doppio di quella prevista contrattualmente per ogni turno svolto oltre il settimo al mese a partire da gennaio 2023; il riconoscimento dell’indennità di vestizione quando la divisa è obbligatoria per motivi igienico-sanitari e viene indossata all’interno della sede, come nel caso in questione; il pagamento delle spese legali. "Una sentenza che riconosce la fondatezza della vertenza e inchioda i manager dell’Asst alle loro responsabilità – commenta Teresa Elmo, segretaria generale della Fp Cgil di Lecco –. È un monito: un’organizzazione sbagliata non danneggia solo chi è più esposto, danneggia l’intero sistema, logorando la tenuta stessa dei servizi. Servono assunzioni vere, turni sostenibili, un’organizzazione che rispetti i contratti e le persone, perché chi cura, deve essere messo in condizione di farlo".