
Il casello del custode sarà ripristinato dai volontari di Officina Gerenzone e dagli amici dell’Ordine dei Cavalieri di Parte Guelfa
È stata il motore dell’economia di Lecco, che ha permesso alla città di svilupparsi, crescere, diventare una piccola potenza industriale, la Manchester del Lario . Quel propulsore presto tornerà a ruggire. Lo rimetteranno a punto i volontari di Officina Gerenzone, i custodi della memoria del Gerenzone, uno dei fiumi che attraversa la città, che in passato è stato più importante del lago, perché ha dato energia a molini, opifici, fabbriche. È la diga del Paradone, un monumento alla secolare storia industriale lecchese e all’operosità dei suoi cittadini. Divide il corso d’acqua in due canali che attraversano i rioni di Rancio e San Giovanni. Grazie alla forza motrice di queste acque, sorsero tutte le piccole officine, alcuni trasformatesi in vasti complessi produttivi, che almeno dal XVII secolo hanno caratterizzato l’economia lecchese.
Nei mesi scorsi Paolo Colombo, architetto di 27 anni, presidente di Officina Gerenzone, e Carlo Polvara, 53 anni, dell’Ordine dei Cavalieri di Parte Guelfa, la cui missione è proteggere l’ambiente, con altri amici hanno già riportato alla luce la diga che era sommersa dalla vegetazione. Ora hanno stretto un accordo con l’assessora alla Cura della città e Lavori pubblici, Maria Sacchi, per ripristinare il casello del custode della diga, non solo la struttura, ma anche i preziosi manufatti di movimentazione delle chiuse custoditi al suo interno. Metà dei soldi necessari lì pagheranno i cultori di Officina Gerenzone , il resto arriverà da Fondazione comunitaria del Lecchese.
"Un intervento che rappresenta un traguardo e un punto di partenza, una sfida – spiega Paolo Colombo –. La metà dei costi di restauro dovremmo reperirli noi. Lungo il Gerenzone e le sue derivazioni è nata la città di Lecco, siamo certi che riscontreremo la generosità necessaria per ridare nuova vita a questo manufatto tanto fragile quanto straordinario".
"Sono un’area e manufatti che ci raccontano la storia della Lecco produttiva, che dalle acque del Gerenzone generava corrente per lavorare il ferro – sottolinea l’importanza dell’iniziatica l’assessora –. Un seme prezioso per per farci sentire tutti figli di una lecchesità laboriosa che deve preservare la memoria, partendo dai luoghi".
Daniele De Salvo