Il fratello di Ghaith Abdessalem, Ghassam, ucciso dall’Isis in Siria
Il fratello di Ghaith Abdessalem, Ghassam, ucciso dall’Isis in Siria

Lomagna (Lecco), 13 aprile 2021 – La primula rossa dell'Isis è stata rimpatriata a forza. E' stato rimpatriato Ghaith Abdessalem, il tunisino di 26 anni di Lomagna, ritenuto un fiancheggiatore dei tagliagole del Califfato, su cui pendeva un mandato di espulsione firmato nel 2015 dall'allora ministro dell'Interno Angelino Alfano. Subito dopo essere stato scarcerato a febbraio per una serie di condanne per evasione, rapina e per essere rientrato più volte illegalmente in Italia nonostante i i rimpatri coatti come disposto appunto dal Viminale, aveva presentato richiesta di asilo politico sostenendo che in Tunisia sarebbe stato torturato. In attesa dell'esame della sua istanza era stato trasferito al Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca D'Isonzo a Gorizia, dove però ha deciso di rinunciare alla richiesta di protezione internazionale, probabilmente perché consapevole che difficilmente sarebbe stata accettata. Già il mese scorso è stato così accompagnato alla frontiera e imbarcato sul primo volo disponibile alla volta del suo Paese d'origine. Non potrà rientrare in Italia, dove vivono i suoi genitori e la sua sorellina più piccola che abitano a Lomagna, prima di 10 anni.

Era dal 2015 che poliziotti, soprattutto della Digos di Lecco, e carabinieri ma anche agenti delle porze di polizia di mezza Europa avevano a che fare con lui, da quando cioè era stato espulso perché stava per seguire le orme del fratello maggiore di 4 anni Ghassam, foreign fighter e reclutatore di miliziani del sedicente Stato islamico che nel 2017 è stato giustiziato dagli stessi terroristi a cui si era unito. Nonostante il rimpatrio coatto era tuttavia rientrato in Italia a Linosa per essere arrestato e rimpatriato di nuovo, salvo riapprodare subito qualche giorno dopo in Italia, essere ancora arrestato, finire in carcere per una condanna per rapine e aggressioni messe a segno da 15enne a Usmate ed evadere dai domiciliari nel novembre 2019 ad appena tre giorni dalla fine della pena, salvo essere di nuovo catturato e incarcerato nel settembre 2009.

Dagli accertamenti era emerso che frequentava ed è sempre rimasto in contatto con combattenti di Daesh. Durante le sue varie latitanze tra Francia, Belgio, Germania e Svizzera ha inoltre bazzicato brutti giri di spaccio, con il timore che potesse magari compiere anche qualche attentato perché immortalato davanti a monumenti internazionali con l'indice alzato, simbolo dell'unicità dell'Islam e anche del Califfato.