Sogno svanito in sei mesi, stop alle uscite per lavoro: l’ergastolano resta in carcere

Appiano Gentile, il Tribunale di Sorveglianza ha revocato l’autorizzazione dopo accertamenti sul contesto e modalità dell’impiego di cui beneficiava Franco Virgato, condannato per omicidio

Franco Virgato

Franco Virgato

Dopo sei mesi di lavoro esterno, è arrivato il contrordine: Franco Virgato non potrà più uscire dal carcere di Bollate, per raggiungere il posto di lavoro che aveva ottenuto da fine settembre. Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato l’autorizzazione che ogni giorno, dalla mattina alla sera, gli permetteva di recarsi nella sede di una società di autotrasporti di Paderno Dugnano, dove aveva trovato impiego. Un cambio di vita che era arrivato giusto dieci anni dopo il suo arresto per l’omicidio di Ernesto Albanese, avvenuto a ottobre 2014, per il quale era stato condannato all’ergastolo, poi seguito dalla condanna a 20 anni per un altro omicidio, quello di Salvatore Deiana, Virgato, 53 anni di Appiano Gentile.

Sei mesi fa, aveva ottenuto il beneficio dal Magistrato di Sorveglianza, grazie al quale rientrava in carcere solo la sera. Ma successivamente il Tribunale ha svolto ulteriori accertamenti sul contesto e le modalità dell’impiego di cui beneficiava Virgato, integrate da una relazione svolta dalla Mobile di Como, che già a suo tempo aveva condotto tutte le indagini che lo vedevano coinvolto. Il cui risultato è stato la revoca del provvedimento. Le condanne che deve scontare non riguardano solo i due omicidi. Il suo casellario elenca sentenze definitive per sequestro di persona, danneggiamenti a seguito di incendio, estorsione, un tentato omicidio, per le quali l’Ufficio Esecuzioni Penali ha calcolato circa seicento giorni di liberazione anticipata.

Ma non per l’ergastolo, un "fine pena mai" che aveva rimediato, in concorso con altri, per aver ucciso e lasciato morire dissanguato, a giugno 2014, Ernesto Albanese, portato in un bosco, accoltellato a morte, e poi seppellito nel giardino di una abitazione di Guanzate. Un delitto maturato in un contesto di criminalità di cui faceva parte anche Luciano Nocera, poi diventato collaboratore della Dda di Milano, lo stesso contesto di Salvatore Deiana, suo nemico storico, anche lui accoltellato assieme a un complice una notte di marzo del 2009 in un locale di Vertemate, quando lo avevano fatto sparire. Per poi scoprire sei anni dopo, nel 2015, che era stato seppellito in un bosco, dove erano stati trovati i suoi resti. Aggiungendo altri 20 anni al suo cumulo di pene.