Campione d'Italia 26 maggio 2020 -  Poche righe di esposto presentato in Procura a Como il 16 febbraio 2016 da Roberto Salmoiraghi e da Alfio Balsamo, all’epoca consiglieri di minoranza, per denunciare "quanto sta accadendo nel Comune di Campione d’Italia a seguito del comportamento della società che gestisce il Casinò Municipale". Un piccolo allarme relativo ai mancati versamenti delle ultime due decadi del 2015, che tuttavia – andando al di là di ogni immaginabile intento – si è trasformato in una reazione a catena capace di far crollare un intero sistema: quello che ruotava attorno al Casinò di Campione e allo stesso Comune, entrambi falliti nel giro di alcuni mesi. Da quella stessa segnalazione era partita l’indagine portata avanti dal sostituto procuratore di Como Pasquale Addesso e dalla Guardia di finanza, sfociata ora in un avviso di conclusione delle indagini che ha raggiunto 18 persone, tra cui gli ex sindaci Maria Paola Piccaluga e Roberto Salmoiraghi, oltre alla società Casinò di Campione spa, attraverso chi rivestiva le diverse funzioni.

Le accuse elencano una serie di falsi ideologici e materiali, condotte di abuso d’ufficio e mancato rispetto della legge 231, relativamente alla mancata adozione dei modelli di prevenzione della responsabilità penale degli enti. Perché gli accertamenti partiti nel 2016, erano andati oltre la richiesta di chiarimenti contenuta in quell’esposto: la ricognizione dei bilanci della casa da gioco, e poi del Comune, aveva portato all’istanza di fallimento del Casinò, presentata dalla Procura a fronte di un buco inizialmente stimato in 60 milioni di euro, ed era stato solo l’inizio.

Ora le ipotesi di abuso d’ufficio hanno raggiunto gli ex primi cittadini Maria Paola Piccaluga (in carica dal 2007 al 2017) e Roberto Salmoiraghi (dal giugno 2017 al settembre 2018), assieme al vicesindaco della Piccaluga, Florio Bernasconi, ai rispettivi segretari comunali, Gianpaolo Zarcone e Lucia Amato e al dirigente dell’area economico finanziaria del Comune, Emanuela Radice: riguardano, nel primo caso, la rinuncia a crediti da parte del Casinò per un ammontare di 61 milioni di franchi tra 2013 e 2015, oltre ad altri 30 milioni del 2012. Mentre, per Salmoiraghi, l’aver consentito la dilazione dei crediti scaduti nei confronti del Comune. Causando "il dissesto finanziario ed economico dell’ente comunale dichiarato il 7 giugno 2018, in presenza di una situazione debitoria non inferiore a 32 milioni di franchi svizzeri".

Allo stesso modo, le contestazioni di falso materiale e ideologico vengono mosse ancora ai due ex primi cittadini, ai due segretari comunali e alla dirigente, ma anche ai revisori dei conti del periodo tra 2012 e 2017: nell’ordine, Antonella D’Aniello, Pierantonio Montagnini, Salvatore Palmi e Giovanni Toninelli, redattori delle relazioni di bilancio consuntivo. Gli viene contestato di aver "attestato falsamente nella contabilità dell’ente dati e circostanze, determinando l’approvazione di rendiconti di gestione che alteravano il risultato di amministrazione", omettendo di esercitare le funzioni di vigilanza e controllo, e "d i rilevare i gravi ed evidenti artifici contabili esistenti".