
BIVACCO
Ponte di Legno (Brescia), 29 agosto 2025 – C’è un nuovo punto di luce sulle montagne bresciane. È il giallo brillante del bivacco Zanon Morell, che ora splende come un faro contro il grigio delle rocce adamelline. A ridargli vita, con un gesto di puro amore, sono stati cinque ragazzi: Michele Fadini, Alessandro Faini, Alessia Abrami, Andrea Di Mieri e Matteo Peroni. La loro missione è iniziata con gli zaini carichi, molto più pesanti del normale.
A oltre 3.000 metri di quota hanno portato tutto: candele, nuove coperte, pittura gialla, pennelli, rulli e un libro firme. Ma il carico più importante era la loro determinazione, la voglia di cancellare le tracce dei vandalismi che avevano deturpato quel luogo simbolo dell’accoglienza montana. Per quarantotto ore il quintetto ha lavorato senza sosta, in una corsa contro il tempo e la fatica. Ogni passata di rullo è stata una promessa, ogni oggetto sistemato un tassello di un progetto più grande: lasciare un segno tangibile del loro passaggio, qualcosa che sarebbe rimasto nella storia della sezione CAI di Brescia.
L’impresa disinteressata è nata dalla sola passione per quei luoghi e dalla volontà di servire la collettività. E così, il 24 agosto, il bivacco si è svegliato con una veste nuova: pulito dentro e fuori di uno sfolgorante giallo, che squarcia il panorama, un raggio di sole pronto ad accogliere chi cercherà riparo. Questo intervento di manutenzione straordinaria, reso possibile dal CAI di Brescia grazie all’entusiasmo del gruppo Juniores, al contributo del CAI Lombardia e alla collaborazione di Enel Green Power, è molto più di un semplice restauro: è un monito al rispetto della montagna. Esso risuona ancora più forte se si guarda al recente passato.
Le montagne bresciane sono state troppo spesso prese di mira da atti vandalici. Tra di essi, oltre alla devastazione ai danni di statue e furto di madonnine, si mette in evidenza lo sfregio che ha colpito il Bivacco Tita Secchi a Cima Caldoline, a circa 2000 metri. Le pareti sono imbrattate di scritte rosse, gli arredi divelti e fotografie strappate e bruciate all’esterno della struttura. Anche in questo caso alcuni volontari hanno portato la situazione alla normalità.