
Una delle manifestazioni davanti al centro di accoglienza, poi chiuso definitivamente
Collio(Brescia), 29 agosto 2025 - È accusato di avere violentato una bambina di appena dieci anni che alloggiava sotto il suo stesso tetto, il centro di accoglienza straordinaria per migranti di San Colombano di Collio, in Valtrompia. E la piccola per colpa di quell’abuso rimase pure incinta. Ora per il ventinovenne bengalese, che in seguito ai fatti contestati finì in carcere, si avvicina il processo: la Procura ha chiuso l’indagine e chiesto il rinvio a giudizio. Si attende la fissazione dell’udienza preliminare, che potrebbe essere celebrata nel giro di qualche settimana. I fatti risalgono a settembre di un anno fa, quando nel centro in questione arrivarono la madre e la figlia, ma anche l’imputato, giunto in Italia poco prima. Fu la madre della piccola ad accorgersi che qualcosa non andava. La bimba infatti di colpo aveva cambiato atteggiamento, si era fatta triste e pensierosa, poco incline a parlare. In più lamentava strani dolori. La signora decise di confrontarsi con un’educatrice e si decise di inviare la bambina all’ospedale Civile per qualche accertamento. Quello che ne seguì fu uno shock per tutti.
Le analisi e le visite evidenziarono la gravidanza in atto. I medici fecero scattare la segnalazione alle forze dell’ordine e ne nacque un’indagine, di cui si occuparono gli agenti della squadra Mobile con il coordinamento della pm Federica Ceschi. Tempo un paio di settimane e a metà ottobre il 29enne profugo finì in manette, in esecuzione di una misura cautelare emessa velocemente. Mamma e figlia - dopo l’interruzione di gravidanza e le dimissioni della piccola dall’ospedale - furono trasferite in una comunità protetta.
Il caso venne a galla e suscitò grande scalpore, rinfocolando polemiche mai sopite e opposizioni al centro di accoglienza in Valtrompia. Ad aprirlo nel 2015 erano stati i titolari dell’hotel Cacciatore, poi andati in pensione. Fino alla vicenda degli abusi non si erano registrati problemi ma l’amministrazione comunale prese la palla al balzo per invocarne la chiusura o la trasformazione in struttura esclusivamente riservata a donne e bambini. Il marzo seguente, anche per altre ragioni, chiuse i battenti. Nei mesi a seguire la bambina fu sentita dagli inquirenti in audizione protetta, con il supporto di uno psicologo, e confermò le accuse. In autunno il caso approderà in Tribunale.