
Un’immagine di Luca Cottarelli. Il giovane fu ucciso con la famiglia nella villetta a coltellate e colpi di pistola
Urago Mella (Brescia), 29 agosto 2025 – Se fosse vivo Luca Cottarelli oggi avrebbe 36 anni. Ma la sua vita fu interrotta il 28 agosto di 19 anni fa, quando nella villetta di via Zuaboni, dove viveva con i genitori, fu massacrato con la mamma e il papà: l’immobiliarista Angelo, 57 anni, la compagna Marzenne Topor, 41, e appunto lui, Luca, appena 17enne, ucciso con i genitori a colpi di coltello e di pistola. Anche se non c’entrava nulla. Era l’estate del 2006, un agosto bollente per Brescia e provincia, in cui si collezionarono sette morti ammazzati in 18 giorni. Ieri Luca Cottarelli è tornato a vivere grazie a una cerimonia promossa in sua memoria a Urago Mella da Libera e Avviso pubblico.
L’ombra della mafia
“Luca è una delle 943 vittime innocenti di crimini mafiosi anche se, come ha sempre sottolineato la famiglia, il delitto non fu compiuto in un contesto di mafia tradizionale ma scaturì da affari illeciti e dinamiche personali – ha sottolineato il presidente del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu) Romano Pesavento –. Luca rimane il simbolo della fragilità della giustizia e della necessità di un impegno costante per la tutela dei diritti umani. Ricordandolo riaffermiamo il dovere civile e morale di vigilare, denunciare e non rassegnarsi alla violenza”.

Crediti e affari illeciti
Per l’accusa i Cottarelli furono sterminati perché Vito Marino, proprietario di vigneti e cantine a Paceco, in Sicilia, vantava un credito di mezzo milione nei confronti dell’imprenditore bresciano, il quale gli aveva fatto fatture false per truffare la Ue e ottenere finanziamenti gonfiati. Ma Cottarelli si era tirato indietro. Di qui il movente, individuato nel tentativo degenerato da parte degli ex soci di recuperare un credito. La ricerca dei responsabili fu breve mentre l’iter giudiziario si infilò in un tunnel di processi durato 16 anni.
Salvatore Marino, l’autotrasportatore trapanese ritenuto l’esecutore materiale della strage, fu assolto definitivamente nel 2022. Un anno prima era stato condannato all’ergastolo il cugino Vito Marino (morì in carcere nel 2021). Nel delitto era coinvolto anche il faccendiere triestino Dino Grusovin, che raccontò di essere stato con i cugini in via Zuaboni quel 28 agosto. Dopo un’assoluzione, fu condannato a 20 anni e ha scontato la sua pena.