Chiara Lindl scomparsa da tre mesi nel Sebino: i “super sonar” riaccendono la speranza

Pisogne, la turista tedesca di 20 anni fu sbalzata da un motoscafo a settembre. Con lo scandaglio messo a disposizione dal Politecnico di Milano si spera di restituire finalmente il corpo alla famiglia

Le ricerche di Chiara Lindl; nel riquadro, uno scatto della giovane

Le ricerche di Chiara Lindl; nel riquadro, uno scatto della giovane

PISOGNE (Brescia) – Per Chiara Mercedes Lindl e soprattutto per la sua famiglia si accende una speranza in più. Dai prossimi giorni i sommozzatori di Monte Isola, con il supporto del Gruppo soccorso Sebino di Pisogne, utilizzeranno un nuovo metodo per cercare la ragazza dispersa a settembre nelle acque del lago d’Iseo. La ventenne fu sbalzata da bordo durante una gita in motoscafo con diversi connazionali. Erano tutti ubriachi, tranne il figlio del proprietario che però non era alla guida. "Dai prossimi giorni utilizzeremo una attrezzatura avanzata e molto potente – spiega il coordinatore dei sommozzatori di Monte Isola – che ci è stata concessa in uso dal Politecnico di Milano, a cui poi forniremo dati sul funzionamento nei laghi e nella ricerca di persone scomparse. Si chiama “side scansonar“, è un sonar a scansione laterale che viene usato per mappare i fondali marini, fornendo mappe particolarmente dettagliate e che lavora dall’alto, a diversità del sonar a scansione ad alta frequenza di cui siamo attualmente dotati. In pratica con questo strumento potremo avere una visione del tutto diversa del fondo del lago d’Iseo almeno fino a 160 metri. E noi ipotizziamo che il corpo Chiara si trovi tra gli 80 e i 160 metri".

Purtroppo la zona dove Chiara è finita in acqua si riempie di vegetazione e terriccio – spiega Ziliani – e il corpo potrebbe essere finito sotto il fango oppure sotto del legname. Teniamo conto che con un sonar a scansione ad alta frequenza se identifichiamo un oggetto di interesse della lunghezza di dieci metri, necessita di sei immersioni e rilievi per un’analisi. Non è escluso, per esempio, che Chiara sia impigliata su un albero e quindi il target sia più grande del suo corpo. Potrebbe essere che questo oggetto la nasconda, quindi dobbiamo scandagliarlo tutto".

Tutte i costi che serviranno per calare il nuovo supersonar, mai usato sul Sebino, saranno a carico del gruppo isolano, che nella prima parte delle ricerche è stato il primo a essere attivato a supporto dei vigili del fuoco e che poi ha collaborato con i volontari del Garda, che attualmente si muovono autonomamente, sostenuti nelle spese dalla famiglia della ragazza, che ha aperto una raccolta fondi sulla piattaforma Gofoundme, arrivata a oltre 20mila euro.

"Più siamo e più le possibilità di trovare Chiara aumentano – sottolinea Ziliani – sono benvenuti e speriamo che i colleghi del Garda, di cui abbiamo fortemente voluto la presenza, continuino a operare. Quello che conta è restituire ai genitori e ai parenti Chiara, che da troppo si trova nelle acque del Sebino". A gennaio i sommozzatori di Monte Isola inizieranno un corso per formare operatori addetti alla ricerca strumentale.