Bergamo, 16 dicembre 2024 – Il recupero di Ottavia Piana, la speleologa rimasta ferita sabato sera nella grotta di Bueno Fonteno, è a metà dell'opera. La barella su cui è posizionata ha superato la prima metà della grotta. A quanto apprende il tratto più stretto della cavità, uno degli ostacoli più difficili, è stato finalmente oltrepassato, anche grazie a un meticoloso lavoro di allargamento. Ma il traguardo è ancora lontano: il tragitto rimanente, sebbene più lineare, è lungo e impervio. I soccorritori lavorano senza sosta, e tutto lascia prevedere che le operazioni proseguiranno per tutta la notte, probabilmente fino alla notte tra martedì e mercoledì. Ottavia è vigile e collabora con i soccorritori, ma è provata dalle oltre 48 ore trascorse sottoterra. I sanitari monitorano continuamente le sue condizioni durante il trasporto. Ogni metro guadagnato richiede uno sforzo collettivo, con le squadre che si danno il cambio rapidamente per garantire un lavoro ininterrotto, come si vede dai video del Soccorso alpino dove la barella è tenuta costantemente "sotto scorta" dagli operatori: la quarta squadra ha appena dato il cambio alla terza.
“Non entrerà più in una grotta”
"Parla molto poco, ma dice che non entrerà più più in una grotta". Questo quanto riferito dal dottor Rino Bregani, medico del Soccorso alpino, che ha visitato Ottavia Piana, la 33enne incastrata da sabato in una grotta nella bergamasca. La donna ha spiegato di voler "abbandonare la speleologia per sempre". Per poter essere riportata fuori dalla grotta 'Abisso Bueno Fonteno', dove si trova bloccata da sabato sera a seguito di una caduta. Ma brutta avventura che rischia di protrarsi ancora a lungo poiché la giovane dovrà probabilmente attendere fino a mercoledì sera.Sono questi sono i tempi stimati dai soccorritori che, con grande fatica, stanno cercando di recuperarla e di spostarla con la barella.

Le condizioni fisiche
Ma come sta? Secondo quanto riferito la 33enne ha sicuramente delle fratture facciali, così come problemi alle vertebre e alle costole, oltre che a un ginocchio. Proprio ai due medici che l'hanno raggiunta, ha spiegato di voler abbandonare la speleologia, anche perché già lo scorso luglio 2023 era rimasta bloccata all'interno della stessa grotta. Dopo quell'infortunio - per il quale erano servite 48 ore
di tempo perché venisse riportata fuori - aveva comunque ripreso l'attività di speleologa.Il piccolo Carso sul lago d’Iseo e quella strettoia di 100 metri
La grande area carsica del Sebino Occidentale è ormai da decenni il paradiso di esperti geologi e speleologi. Grotte, anfratti, laghi e grandi cattedrali sotterranee, stretti cunicoli perforano il calcare di un altipiano che è come un piccolo Carso: acque che si inabissano e riemergono, enormi stanze che si aprono oltre minuscoli buchi nel terreno. Dodici comuni, più altri tre che lo costeggiano, sono il cuore di un territorio compreso fra la Val Cavallina e il fiume Cherso a Nordovest e il lago d’Iseo a Sud Est. In questo dedalo complesso è ora bloccata Ottavia Piana, con diverse fratture.
Un’operazione complessa
Il salvataggio della 33enne è un’operazione difficile, vista la profondità dell’antro e la distanza dall’imbocco: per ritornare all’aperto, infatti, ci vogliono quattro ore di percorso. Non semplici neppure per persone con capacità specifiche, come dimostra il secondo incidente accaduto alla speleologa. La temperatura nella grotta è sempre costante, attorno agli 8 gradi, ma è alta l’umidità. A tenere unite Ottavia e le persone in superficie quel cavo telefonico, lungo tre chilometri, che raggiunge il ventre dell’abisso in cui è rinchiusa.