Milano, 12 gennaio 2018 - "Io ero convinto che ci fosse la possibilità di vincere prima quando c'era in campo Maroni e a maggior ragione lo sono adesso che c'è Fontana". Il candidato del centrosinistra Giorgio Gori crede alla vittoria alle regionali del 4 marzo. In serata è arrivata però una notizia amara (seppur attesa) per il candidato del centrosinistra, che ha dovuto incassare la rottura con LeU: l'assemblea dei delegati di Liberi e Uguali ha infatti confermato il mancato sostegno per la corsa alla presidenza della regione Lombardia, scegliendo di candidare Onorio Rosati. "Faranno fatica a spiegarlo ai loro elettori, che in larga misura fanno il tifo perché invece ci sia un lavoro comune", ha detto il sindaco di Bergamo. "Gli elettori del centrosinistra li compattiamo tutti - ha detto -. Poi magari qualche vertice di partito deciderà diversamente ma sono sicuro che gli elettori, anche quelli di Liberi e Uguali, hanno capito perfettamente qual è il valore della partita che stiamo giocando in Lombardia e quanto sia importante che loro concorrano con il loro voto a questo disegno".

"AUTONOMIA NON E' DI MARONI" - Nel corso di un incontro a Palazzo delle Stelline Gori è tornato sul tema dell'autonomia: "Non è di Maroni ma dei cittadini lombardi, è di tutti quelli che hanno votato per il sì, io sono tra quelli, quindi non è una vittoria di Maroni - ha detto -. Bisogna vedere cosa si conclude con il governo nelle prossime settimane . Io in ogni caso ho la ferma intenzione, visto che credo che il processo sull'autonomia non si andrà a concludere, di prendere l'impegno di raccogliere quel testimone e di portare in fondo quel disegno che mi vede a questo punto molto d'accordo, visto che tutte le promesse che Maroni aveva fatto sono uscite di scena, non parliamo più di residuo fiscale e altro, ora si parla di quello di cui parlavano noi, cioè di maggiori competenze, e questo è un discorso serio che ci trova d'accordo e che completeremo".

CRESCITA E INCLUSIONE - Le parole chiave del programma del candidato a governatore della Lombardia sono crescita e inclusione. "Crescita intesa come lavoro, pilastro del progetto che portiamo ai cittadini lombardi e inclusione, intesa come una società senza soggetti marginalizzati, senza povertà, senza territorio indietro rispetto ad altri" ha spiegato. Il lavoro deve essere "buona occupazione e, per questo, la Lombardia, deve fare un salto di qualità, attraverso l'innovazione e il capitale umano qualificato, investendo sulla scuola, che deve essere un percorso accessibile a tutti, come formazione qualificata"; mentre, per l'inclusione, bisogna "ricucire la società lombarda con il welfare, in modo sinergico, spingendo gli stili di vita privati verso la sostenibilità, come strumento di crescita e rinnovamento del nostro territorio. Vogliamo una società di diritti e il primo è quello alla salute, con più medicina del territorio".

"CENTRODESTRA DIVISO" - "Io penso che il centrodestra sia percorso da grandi divisioni, sia tra Forza Italia e la Lega, ogni giorno c'è una ragione di conflitto e divisione, sia all'interno dei partiti - ha spiegato Gori -. In particolare la Lega mi sembra percorsa da grandi divisioni interne e malumori, che l'uscita di scena di Maroni ha fatto emergere, e quindi credo che questo sarà un vantaggio per noi".