Sfregio a Liliana Segre, il figlio Alberto Belli Paci: “Pietà, mai odio. La lezione di mia madre”

Il figlio della senatrice ci ha scritto una lettera per commentare il raid alla targa a Saltrio

Alberto Belli Paci e sua madre Liliana Segre

Alberto Belli Paci e sua madre Liliana Segre

Il Sentiero del silenzio rappresenta per la nostra famiglia un luogo sacro destinato a tramandare alle nuove generazioni la testimonianza di una pagina terribile della storia italiana. L’ho percorso personalmente sotto la neve l’8 dicembre 2023, ottant’anni esatti dopo mia madre che, con suo padre e due anziani cugini, cercava la salvezza in Svizzera. Purtroppo vennero respinti e furono deportati e uccisi ad Auschwitz. Lei dopo inenarrabili sofferenze fu l’unica superstite.

Mi riempie di sdegno che qualcuno abbia voluto imbrattare la targa dedicata a mia madre ma provo pietà per l’autore di un gesto tanto vile. La nostra famiglia porta avanti con rispetto il messaggio di umanità di Liliana Segre che, da sempre, ci insegna a non provare odio per nessuno e a perseguire ogni giorno un insegnamento di pace tra i popoli. Credo che questo sia il lascito più importante che un figlio possa ricevere dalla propria madre, oltre a quello di vivere ogni giorno rispettando la libertà altrui. Quella pistola che lei non raccolse e non utilizzò è il messaggio più forte che ogni uomo di buona volontà dovrebbe fare suo.

I volontari di Saltrio, il gruppo Amici del Monte Orsa, hanno lavorato con grande dedizione per ricostruire il Sentiero del silenzio – percorso che ricalca le vecchie rotte dei contrabbandieri – sulla base delle ricerche storiche portate avanti tra l’Italia e la Svizzera. Il fatto che probabilmente sarà necessario proteggere la nuova targa al monumento con una conchiglia di plexiglass, mi conferma nella convinzione che all’interno della nostra società esistono ancora persone che sentono il bisogno di aggredire dei simboli per ragioni incomprensibili. Forse sono le stesse che rivolgono minacce a una donna di 93 anni e la costringono a muoversi con la scorta dei carabinieri. Ottant’anni dopo quel viaggio terribile inseguendo la speranza.