Varese, coltellate alla prof dell’Einap. Per lo studente un team di psicologi in carcere

Educatrici e medici accanto al 17enne che ha ferito alla schiena Sara Campiglio. Serviranno ancora mesi d’indagini per sciogliere il nodo della premeditazione

La Polizia davanti all'istituto professionale Enaip

La Polizia davanti all'istituto professionale Enaip

Varese – Si trova al Beccaria di Milano, nonostante i cronici problemi di sovrafollamento, dopo che la richiesta di custodia cautelare in carcere presentata dal pubblico ministero Miriam Iacoviello è stata avallata dal gip e la richiesta di una misura meno afflittiva, come i domiciliari, rigettata. Le porte della struttura detentiva di via Calchi Taeggi non si apriranno a breve per M.R., lo studente 17enne che lo scorso 5 febbraio ha accoltellato per tre volte alla schiena la sua prof di sostegno, Sara Campiglio, all’esterno della scuola professionale Enaip di Varese che frequentava. "In questo momento il ragazzo è stato affidato a un team di medici, psicologi ed educatrici del carcere che lo stanno seguendo nel migliore dei modi", spiega il suo avvocato Elisa Scarpino.

Per la chiusura delle indagini e il rinvio a giudizio ci vorranno ancora diversi mesi, ricorda ancora il legale. E la richiesta di un’eventuale perizia psichiatrica non è all’ordine del giorno. I capi d’imputazione da cui dovrà difendersi sono del resto pesanti. Al ragazzo è contestato il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dall’aver aggredito un pubblico ufficiale (un’insegnante di una scuola pubblica) e dall’aver portato con sé a scuola un coltello a serramanico senza giustificata ragione.

Proprio la questione della premeditazione sarà un passaggio cruciale una volta che si aprirà il processo. Ed è attorno ad essa, e cioè se il minorenne abbia – com’è convinzione del pm – o meno pianificato la decisione di ferire la docente, che si costruirà anche la strategia difensiva. Nel corso dell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari il ragazzo ha negato di aver pianificato quell’aggressione. Andava dunque abitualmente a scuola con un coltello? "Ho colpito senza l’intenzione di uccidere" ha detto al gip, spinto "da una situazione di stress emotivo". Stress e fragilità che sussistevano da tempo, e che però fino a quel lunedì mattina non erano sfociati in un raptus di quella gravità. Né a scuola né a casa con la famiglia.

A maggio dello scorso anno una vicenda simile si era verificata in una scuola di Abbiategrasso, nel Milanese. In aula durante il processo la prof di lettere (gravemente ferita al braccio) e lo studente si erano alla fine abbracciati. Un gesto forse liberatorio per entrambi. "Mi auguro anch’io che al momento opportuno ci possa essere una riconciliazione fra il ragazzo e la professoressa Campiglio", dice Elisa Scarpino.