ANDREA GIANNI
Cronaca

Da Samarate ad Alessandria, la lezione di Nicolò Maja sopravvissuto alla strage: "Fare luce sulle ombre in famiglia"

Il giovane, scampato alla furia omicida del padre, vicino alle vittime dell’ingegnere Martino Benzi. "Ancora troppi silenzi tra le mura di casa. Di fronte ai problemi non bisogna avere vergogna di aprirsi"

Nicolò Maja

Nicolò Maja

Il primo messaggio arriva da Nicolò Maja, unico sopravvissuto alla strage familiare di Samarate, nel Varesotto: "La violenza sulle donne è un grande problema e se si notano cambiamenti bisogna provare a parlarne, non bisogna avere vergogna di aprirsi". Il secondo è diretto dalla nonna materna, Ines Lusto, al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Poche parole per chiedere "più attenzione sulla sanità" pubblica, perché nel percorso di Nicolò ci sono "non poche difficoltà".

"Abbiamo sperimentato l’abbandono e abbiamo capito chi sono i nostri amici – prosegue –. Abbiamo perso degli amici, ma ne abbiamo guadagnati altri". Il 24enne ha tenuto a ringraziare "medici e infermieri" dell’ospedale di Varese, che stanno seguendo le delicate fasi dell’intervento per la ricostruzione della calotta cranica sfondata dal padre a colpi di martello, la notte fra il 3 e il 4 maggio 2022. Quella notte l’interior designer Alessandro Maja sfogò la sua furia omicida anche sulla moglie, Stefania Pivetta, e sulla secondogenita Giulia. Nicolò, salito sul palco a Roma, ospite dell’evento “Women for Women against Violence-Camomilla Award” ideato da Donatella Gimigliano, ha lanciato un messaggio contro la violenza in giornate sconvolte da altri femminicidi e drammi familiari.

La strage di Alessandria, compiuta dall’ingegnere Martino Benzi - che ha ucciso la moglie, il figlio 17enne e la suocera, per poi togliersi la vita - presenta inquietanti analogie con il massacro avvenuto l’anno scorso a Samarate. Un contesto sociale simile, difficoltà economiche e problemi sul lavoro trasformati in ossessioni, assassini descritti dai conoscenti come persone all’apparenza "tranquille", famiglie "perfette" distrutte. Il difficile percorso di Nicolò passa anche attraverso la scelta di testimoniare e di aprirsi accompagnato dai nonni materni, Giulio e Ines, che lo assistono come angeli custodi. Tappe simboliche come il Gran Premio di Monza, un altro sogno realizzato. "Il futuro si costruisce guardando avanti – spiega – senza dimenticare i bei ricordi del passato. Sono orgoglioso di essere il figlio di Stefania e il fratello di Giulia".

Nicolò si è presentato alla cerimonia indossando una t-shirt con le foto delle vittime, camminando in autonomia, senza sedia a rotelle. I nonni hanno ricevuto un contributo economico dalla Società di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo, nell’ambito della manifestazione per il contrasto alla violenza e per la prevenzione del tumore al seno. Un messaggio anche da Attilio Fontana, con i "complimenti per il percorso che state affrontando" e un "caloroso saluto nell’attesa di incontrarvi di persona".