In Valchiavenna cresce la paura per i lupi. E anche la rabbia: “Perderemo pure i turisti”

Pecore sbranate e una cerva ammazzata a poca distanza dalle case. Sabato una raccolta firme dei residenti contro i grandi predatori

I residenti sono esasperati per i danni dei lupi

I residenti sono esasperati per i danni dei lupi

Campodolcino (Sondrio) – “Sabato 29 aprile, nella centrale piazza Bertacchi a Chiavenna, scatta la raccolta di firme contro i grandi predatori. Dalle 10 alle 18 i cittadini dell’intera Valchiavenna potranno firmare la petizione che verrà inviata alla Regione Lombardia. In questi ultimi anni, sulle nostre montagne, sono stati spesi 19.234 euro in progetti europei sul lupo. E i danni agli allevatori del territorio sono crescenti. Il rischio concreto è che anche i turisti, per paura, ci abbandonino nell’estate che sta per arrivare", tuona Simona, 31 anni, che non è un’attivista, ma semplicemente una mamma preoccupata dei continui raid di lupi e orsi nella provincia più a Nord della Lombardia, dove oltre un anno fa la testa mozzata di un lupo fu appesa per protesta a un cartello stradale di Samolaco. Qui, a ridosso del confine con la Svizzera, invita la gente di montagna a partecipare alla raccolta firme promossa dall’associazione “Difesa Rurale“ della presidente Francesca Traversi.

Le ultime incursioni nei giorni scorsi. Una cerva è stata ammazzata a pochi metri di distanza dalle case e dalla passeggiata ciclo-pedonale, molto frequentata dai villeggianti. A trovarla, la mattina di venerdì, un ragazzino di soli 10 anni uscito dall’abitazione, per raggiungere il vicino pollaio, dove avrebbe dovuto prendere le uova da portare alla mamma. Il bambino è subito rientrato in casa in lacrime, scioccato per quanto aveva visto sul piazzale innevato. "Si tratta di una cerva di un paio d’anni d’età - spiega Massimiliano Pasini, uno dei 9 agenti di Polizia Provinciale di Sondrio, coordinati dal comandante Gianluca Cristini -. Quella notte nevicava, uno o due lupi l’hanno aggredita a circa 20 metri dal torrente Liro e vicina alle case. Si è probabilmente allontanata dalla Riserva di caccia, che da Portarezza conduce in Val di Drogo, a San Giacomo Filippo. Il lupo si è portato via una coscia dell’animale per mangiarsela in tranquillità e quando, più tardi, è ritornato per continuare il banchetto, è stato probabilmente disturbato da alcuni residenti che, di prima mattina, si stavano recando al lavoro. E si è allontanato lasciando sul posto il resto della carcassa. Il sopralluogo che ho effettuato non ha lasciato dubbi su chi sia stato l’autore dell’uccisione: c’erano tracce evidenti".

Un collega, Sandro Vanossi, è stato allertato il giorno successivo per una mattanza di pecore, avvenuta fra Prestone e Portarezza, a circa 1.300 metri, sempre nel territorio comunale di Campodolcino. "Potrebbe avere colpito un solo esemplare giovane d’età. Di solito i maschi giovani fanno così. Assalgono più ovini, anche se poi si nutrono della carne di uno solo: il singolo agisce in questo modo per capire la vastità del luogo di caccia disponibile in quella determinata area in cui compie la strage", spiegano gli ex guardacaccia.

“Il lupo mi ha sgozzato 7 pecore, mentre due risultano disperse - dichiara affranto Dante Della Morte, allevatore 60enne di Campodolcino -. La scorsa estate a me e ai colleghi - avevamo il gregge di 120 bestie a 2.500 metri di quota - ci sono spariti oltre 20 capi, a stare bassi nei numeri. Non si può più andare avanti. Siamo rassegnati. Ogni anno è la stessa storia. Una strage continua. Presentiamo la domanda di risarcimento e qualcosa - è vero - ci rimborsa la Regione. Le pecore contribuiscono a tenere puliti i prati. Ma con la siccità rischiamo pure di dovere comprare il fieno dall’estero. Un mio amico, stanco di subire danni, le ha vendute. A me ora sono rimaste 15 capre. Ma adesso basta. Le vendo. E sabato vado in piazza a firmare anch’io la petizione da spedire al presidente Attilio Fontana".