Il montanaro alla facoltà di Lettere

Andrea Maietti Natale dissotterra ricordi. Se n’è andato a 91 anni don Carlo Gussoni, parroco di Sovico per mezzo secolo. La foto...

Maietti

Natale dissotterra ricordi. Se n’è andato a 91 anni don Carlo Gussoni, parroco di Sovico per mezzo secolo. La foto mostra un vegliardo dal sorriso mite. Ma al collegio San Carlo, negli anni Sessanta, era stato vicerettore delle medie ed era per tutti il Nibbio, per il naso adunco e la tonaca nera, saettante su alunni, prefetti e professori colti fuori regola. Ero un suo prefetto, come Marino Donda, un macigno della Presolana. Non rideva quasi mai, per non mostrare la bocca sdentata: il regalo dello scarpone di un marcantonio della sua stazza, all’oratorio del suo paese. Era iscritto alla facoltà di Lettere, ma non frequentava mai. "Sono tutti fighetti, figli di papà – mi disse un giorno – vedono un montanaro come me e lo guardano come se avessi le pulci. Meglio i ragazzini del Collegio. Anche loro sono figli di papà, ma non hanno ancora imparato a fare i fighetti. Fin che sono con me non imparano di sicuro". I ragazzini guardavano

il loro prefetto con ammirato timore. "Ti studiano, ti misurano – diceva Donda – sanno come e con chi possono prendersi libertà. Io li alzo da terra prendendoli per le orecchie, se sgarrano. Li appendo all’attaccapanni, ma non ce n’è quasi mai bisogno. Li massacro durante la ricreazione. Escono così stremati dal gioco da perdere ogni bollore. Il Nibbio dice che è l’educazione migliore. Comunque io non ne conosco un’altra". Una sera Donda e il Nibbio si sedettero a un tavolo per il braccio di ferro. Intorno un nugolo di ragazzi che tifavano per il loro prefetto. Donda aveva le mascelle contratte e mostrava i denti superstiti, a mezzo tra il ghigno e la smorfia. Don Carlo teneva chiusi gli occhietti da nibbio, piegando il becco sopra la sua mano ossuta dentro quella enorme di Donda. Durò più di cinque minuti. Poi, poco a poco, il Nibbio lasciò scendere il braccio fino al contatto del tavolo. "Ho perso", disse. I ragazzi non esultarono. Videro l’ala nera del Nibbio svolazzare via leggera, mentre Donda era rimasto inchiodato alla sedia

col linguone di fuori.