Il badile e il fieno. Se la campagna finisce nell’oblio

Giobatta, ottuagenario cremonese, lamenta la perdita del dialetto e della conoscenza delle tradizioni agricole. Una giovane barista cerca di difendersi, sottolineando la diversità dialettale.

Maietti

Rigido mattino di ultimo febbraio. Spolverate di brina su primule e margherite tentate da pallidi soli. Sbadiglio di luce dal primo bar ad alzare la saracinesca in centro. Giobatta, ottuagenario cremonese, è sempre il primo avventore. Ha lavorato per infiniti anni in cascina. La ragazzina del bar gli serve il solito caffè macchiato: "El sa de fèn!" commenta Giobatta, con pronuncia (cremonese) aperta sulla "e". La giovane barista aggrotta le labbra: "Come dice?". Giobatta nasconde il viso tra le mani: "O poveri noi! (traduco dal dialetto cremonese). Non sanno cos’è el fèn, il fieno. Mia cara signorina: nei campi cresce l’erba; il contadino taglia l’erba e la raccoglie in lunghe andàne; poi la rivolta con un bastone di robinia (così era almeno ai tempi miei) e la lascia a seccare finché il sole ne asciuga l’acqua e il colore. Quel che resta è il fieno (el fèn!): le vacche lo mangiano, e il latte finisce al bar per il cappuccino o il caffè macchiato. Se poi il fieno è fresco può essere che il latte ne conservi tracce di sapore. Capito, signorina? Ma la colpa non è sua; è della mia generazione che si è vergognata di lavorare nei campi e ha voluto mandare i figli a studiare in città. Anche del dialetto ci siamo vergognati. Invece bisognerebbe insegnarlo: questo è il forcone, quello è il rastrello, questa è la zappa, quello è il badile. Nessuno sa più cos’è un badile. Primo, perché nessuno ha più voglia di faticare con un badile; secondo (a me è capitato), se unotaglia un ramo di robinia per farne un manico di badile, può incappare in qualche "verde" che lo denuncia!" La ragazzina si sente un poco umiliata dalla filippica di Giobatta. Ne tento l’estrema difesa: "Non sia catastrofico, sciur Giubàta. Non tutti i giovani hanno dimenticato il dialetto. Forse è solo questione di pronuncia: voi cremonesi pronunciate la "e" di fèn aperta, mentre noi lodigiani la pronunciamo chiusa. Signorina, lei conosce la parola fén?" "Diamine, ma sì, è il fieno. Il signor Giobatta però ha detto un’altra parola!" "Meno male, - si consola Giobatta - se è così, la perdono. Cremunes o ludesan, vanno bene tutti e due: basta che sia dialetto e che si sappia cos’è il fieno".