Chiavenna, maxi-evasione, riciclaggio e bancarotta: nei guai tre imprenditori

Gli indagati, operanti nel commercio di carburante e attività di ristorazione, sono legati da vincoli famigliari

Gli agenti che hanno indagato sulla maxi-evasione

Gli agenti che hanno indagato sulla maxi-evasione

Chiavenna (Sondrio), 15 marzo 2024 – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Sondrio, sotto la direzione e il coordinamento della Procura della Repubblica di Sondrio, hanno eseguito una complessa ed articolata attività d’indagine nei confronti di tre imprenditori della Valchiavenna, uniti da vincoli familiari, operanti nel settore del commercio di carburante per autotrazione e attività di ristorazione, i quali risultano aver evaso al Fisco circa tre milioni di imposte.

Le attività investigative hanno portato alla scoperta del sistema fraudolento messo in atto dagli imprenditori: l’approfondito esame incrociato della documentazione contabile societaria, del tutto frammentaria e non attendibile, e dei flussi finanziari (sui conti correnti della società e anche dei soci), ha permesso di accertare l’utilizzo in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti e di ricostruire una serie di operazioni dolose che ne hanno cagionato il dissesto finanziario.

I movimenti degli imprenditori

"È emerso, infatti - spiega il procuratore di Sondrio, Piero Basilone – come i soci avessero di fatto depauperato le casse societarie trasferendo in maniera fraudolenta, dai conti intestati alla società all’estero, somme di denaro derivanti anche dalla vendita di un ramo aziendale redditizio e, successivamente, avessero recuperato le stesse somme su conti personali. Le complesse operazioni attuate, che hanno interessato diversi conti in Italia e all’estero, la cui ricostruzione è stata estremamente difficoltosa ed è stata attuata con operazioni tali da ostacolare l’origine delittuosa delle somme (frutto della bancarotta mediante distrazione), così attuando anche il delitto di riciclaggio, che ha proprio quella tipica finalità di occultamento".

Le indagini hanno indotto la Procura a ravvisare la sussistenza di diverse fattispecie delittuose, allo stato provvisoriamente attribuite ai tre della Valchiavenna: i delitti di bancarotta fraudolenta (patrimoniale e documentale) e di evasione fiscale, che hanno generato la provvista di origine illecita; quindi, quello di riciclaggio, cui sono ricorsi per recidere i legami della provvista guadagnata illecitamente con la provenienza da reato.

Il sequestro

Il giudice per le indagini preliminari ha poi emesso, su richiesta della Procura, il sequestro preventivo finalizzato al recupero delle somme evase, distratte e riciclate, fino alla concorrenza di 3 milioni, da ricercare sui conti correnti intestati agli indagati ovvero anche aggredendo immobili e beni mobili nella disponibilità degli indagati per un valore equivalente al capitale da recuperare.

I militari hanno dato esecuzione alle misure cautelari reali disposte dal G.I.P. sottoponendo a vincolo cautelare circa 1 milione e 300 mila euro, consistenti in venticinque beni immobili, per un valore complessivo superiore al milione di euro e disponibilità economiche giacenti su rapporti bancari/finanziari per oltre 250mila euro.