Milano, fatture false per la vendita di champagne: sequestrati oltre 220 milioni di euro

Tra gli indagati anche un facoltoso imprenditore italiano del settore delle bevande alcoliche: era uno dei principali beneficiari della truffa

Bottiglie di champagne

Bottiglie di champagne

Milano, 27 febbraio 2024 – Un’indagine condotta dalla Guardia di finanza di Milano ha scoperto un giro di fatture false relative al settore dello champagne: una vera filiera societaria fraudolenta che, sfruttando il meccanismo dell'IVA intracomunitaria, ha inserito nei circuiti commerciali legali prodotti a prezzi più bassi di quelli di mercato.

Le Fiamme gialle hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano: sono stati arrestati cinque soggetti di cui tre in carcere (una donna e due uomini italiani ma residenti all’estero) e due ai domiciliari ed è stato notificato l'obbligo di dimora ad un'ulteriore indagato, ovvero uno dei principali beneficiari, un facoltoso imprenditore italiano del settore delle bevande alcoliche.

Inoltre hanno sequestrato oltre 220 milioni di euro, pari al profitto dell'associazione di cui gli arrestati facevano parte e all'IVA complessivamente evasa.

Il meccanismo della truffa e le aziende coinvolte

L'indagine è nata dall’interesse su vendite anomale di ingenti partite di champagne dall'Italia alla Francia: i controlli hanno portato all'individuazione di un vorticoso giro di fatture false che, dal 2015 al 2021, hanno generato un fatturato di oltre 850 milioni di euro, da cui deriva un'evasione di imposta sul valore aggiunto per circa 170 milioni di Euro.

Come funzionavano le vendite? Il meccanismo prevedeva il passaggio simulato e ripetuto della stessa merce tra operatori commerciali nazionali e comunitari, agevolato dal coinvolgimento di una rete capillare di società presenti in diversi paesi europei come Spagna, Portogallo, Bulgaria, Francia, Olanda e anche Regno Unito. 

Le false fatture transitavano da missing trader estere, cartiere nazionali e società filtro, fino a raggiungere nuovamente il primo soggetto: in questo modo si realizzava una “frode carosello chiusa”, un’operazione non imponibile di Iva che accresceva il risparmio fiscale.

Coinvolte nella frode 43 aziende nazionali ed estere e 17 persone fisiche tra agenti di commercio, consulenti e gestori della contabilità e della logistica. Tra i reati contestati associazione a delinquere con l'aggravante della transnazionalità, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti in frode all'IVA comunitaria, appropriazione indebita nell'ambito societario, riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio dei proventi illeciti.

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