Alvin Kevin scomparso, i tanti dubbi della famiglia “Speriamo che sia vivo”

Sondrio, il volantinaggio a tappeto del padre in Valtellina e Valchiavenna

Alvin Kevin

Alvin Kevin

Sondrio – È arrivato in città e, accompagnato da Angelo Violante dei City Angels, ha distribuito fra le bancarelle al mercato - come abbiamo riportato nell’edizione di domenica de “Il Giorno“ - numerosi volantini con il volto del figlio Alvin Kevin, 40 anni, dal pomeriggio di sabato 28 ottobre misteriosamente scomparso dall’ex ospedale Umberto I di Bellano, oggi Centro riabilitativo, dove si trovava ospite dal gennaio 2023 in seguito a un ricovero all’ospedale “Manzoni“ di Lecco.

Alcune segnalazioni alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?“, a cui la famiglia disperata si è rivolta nella speranza di ricevere un aiuto a ritrovarlo, lo davano infatti come avvistato nel capoluogo valtellinese. C’è chi dice abbia ricevuto un passaggio in auto sino a Chiavenna.

Ma, al momento, dalla trasferta in Valtellina (altri avevano detto di averlo incrociato a Morbegno e Colico), non si sono fatti grossi passi avanti. Tranne, forse, l’altro giorno quando al papà Ignazio Presti, 62 anni, dipendente dell’ospedale di Rozzano, nel Milanese, e famiglia a Cremeno, nel Lecchese, è giunta una chiamata dalla Prefettura.

"Dall’Ufficio del Governo di Lecco da dove si coordinano le ricerche - dice Ignazio - mi ha telefonato la viceprefetta per informarmi che ci sono concrete possibilità che sia entrato in un negozio di saponi, shampoo, cosmetici di Sondrio. E saperlo in buone condizioni, compatibilmente al suo stato di disagio psichico, rassicura me e la sua mamma. Ma, in ogni caso, ci sono alcune cose che non mi tornano".

L’uomo, infatti, nell’apprendere che sarebbe stata presentata denuncia di scomparsa ai carabinieri di Bellano, ha scoperto, recandosi di persona al Centro riabilitativo, che il ragazzo aveva lasciato all’interno della sua camera, oltre al cellulare anche i documenti d’identità e il bancomat. "A me - dichiara Ignazio Presti, 62 anni - era stato riferito dall’ex ospedale che la stanza occupata da Alvin era stata controllata con cura e non c’erano nè bancomat, nè documenti. Io, invece, li ho trovati con facilità all’interno del locale che volevano liberare per assegnarlo ad altro, nuovo ospite".

Il genitore si era preoccupato di caricare con altri soldi la card, ma ovviamente non sapeva che il denaro non avrebbe potuto essere speso dal figlio, sprovvisto di tessera. Un’altra cosa strana nella vicenda della sparizione del lecchese, a parere del papà, è che fra gli operatori ci fosse la convinzione che l’ospite non fosse rientrato perchè intenzionato a raggiungere dei parenti all’estero: "Ma chi mai di noi ha avanzato una simile, assurda ipotesi?".