MANUELA MARZIANI
Cronaca

Chiesa gremita per il cardinale: "A Gaza una situazione disumana"

Pavia, Pizzaballa in collegamento da Gerusalemme: tutta questa violenza genererà odio e vendetta

Sul maxischermo l’immagine del cardinale Pierbattista Pizzaballa collegato in streaming da Gerusalemme (Torres)

Sul maxischermo l’immagine del cardinale Pierbattista Pizzaballa collegato in streaming da Gerusalemme (Torres)

"A Gaza non ci sono prospettive, una via d’uscita e la gente è disorientata". In una chiesa del Carmine gremita di persone, il patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, mercoledì sera ha raccontato la situazione che si vive a Gaza. Lo ha fatto in collegamento streaming, mentre avrebbe dovuto essere presente a Pavia per concelebrare la funzione dedicata a Sant’Agostino e ritirare personalmente i 120mila euro raccolti per portare aiuto alla popolazione stremata dalla guerra. "La situazione della Striscia non è uniforme - ha detto il cardinale -. La parte sud, dove vorrebbero che la popolazione si trasferisse, è stata rasa al suolo e la stanno ricostruendo, riportando l’acqua, mentre al nord c’è la fame vera e propria e la guerra. Sono stati richiamati alle armi circa 60mila riservisti, oltre a quelli che già c’erano e non li chiami se poi non li usi". Drammatico il quadro di Gaza city dove vive un milione di persone: "L’80% delle case sono distrutte - ha aggiunto . I bambini per il terzo anno non andranno a scuola e solo due ospedali lavorano parzialmente: non entrano medicine e mancano gli antibiotici. L’ultima volta che le famiglie hanno visto frutta e carne era febbraio". La gente vive nelle tende senza acqua ed elettricità e la sensazione è che tutta questo non finirà presto: "Vogliono distruggere Hamas perché quello che ha fatto è inqualificabile - ha proseguito Pizzaballa -, ma Hamas è anche un pensiero ideologico e non lo distruggi con le armi. Tutta questa violenza genererà odio e vendetta nelle prossime generazioni".

L’altra notte 6.000 pacchi alimentari di 20 chili ciascuno sono partiti e ieri notte si è aggiunta anche una spedizione con 200 tonnellate di frutta e verdura. "Ci vogliono 5 giorni per entrare a Gaza e percorrere pochi chilometri a causa dei controlli – ha ricordato il cardinale –. Ci spostiamo e tutti ci danno una mano. Abbiamo 500 persone arruolate per distribuire i pacchi alle famiglie del quartiere. Questo infonde speranza. Un po’ di umanità in mezzo a tanta disumanità". In questo quadro vorrebbero trasferire la popolazione da nord a sud: "Abbiamo una comunità di disabili gravi, erano una cinquantina e ne sono rimasti circa 30 senza carrozzelle. Non possiamo spostarli, sono indeboliti fisicamente. Inoltre nessun palestinese nato prima del 1948 vive nello stesso luogo in cui è venuto alla luce, sono stati trasferiti e non sono più tornati. Non credono accada adesso".