
Sul maxischermo l’immagine del cardinale Pierbattista Pizzaballa collegato in streaming da Gerusalemme (Torres)
"A Gaza non ci sono prospettive, una via d’uscita e la gente è disorientata". In una chiesa del Carmine gremita di persone, il patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, mercoledì sera ha raccontato la situazione che si vive a Gaza. Lo ha fatto in collegamento streaming, mentre avrebbe dovuto essere presente a Pavia per concelebrare la funzione dedicata a Sant’Agostino e ritirare personalmente i 120mila euro raccolti per portare aiuto alla popolazione stremata dalla guerra. "La situazione della Striscia non è uniforme - ha detto il cardinale -. La parte sud, dove vorrebbero che la popolazione si trasferisse, è stata rasa al suolo e la stanno ricostruendo, riportando l’acqua, mentre al nord c’è la fame vera e propria e la guerra. Sono stati richiamati alle armi circa 60mila riservisti, oltre a quelli che già c’erano e non li chiami se poi non li usi". Drammatico il quadro di Gaza city dove vive un milione di persone: "L’80% delle case sono distrutte - ha aggiunto . I bambini per il terzo anno non andranno a scuola e solo due ospedali lavorano parzialmente: non entrano medicine e mancano gli antibiotici. L’ultima volta che le famiglie hanno visto frutta e carne era febbraio". La gente vive nelle tende senza acqua ed elettricità e la sensazione è che tutta questo non finirà presto: "Vogliono distruggere Hamas perché quello che ha fatto è inqualificabile - ha proseguito Pizzaballa -, ma Hamas è anche un pensiero ideologico e non lo distruggi con le armi. Tutta questa violenza genererà odio e vendetta nelle prossime generazioni".
L’altra notte 6.000 pacchi alimentari di 20 chili ciascuno sono partiti e ieri notte si è aggiunta anche una spedizione con 200 tonnellate di frutta e verdura. "Ci vogliono 5 giorni per entrare a Gaza e percorrere pochi chilometri a causa dei controlli – ha ricordato il cardinale –. Ci spostiamo e tutti ci danno una mano. Abbiamo 500 persone arruolate per distribuire i pacchi alle famiglie del quartiere. Questo infonde speranza. Un po’ di umanità in mezzo a tanta disumanità". In questo quadro vorrebbero trasferire la popolazione da nord a sud: "Abbiamo una comunità di disabili gravi, erano una cinquantina e ne sono rimasti circa 30 senza carrozzelle. Non possiamo spostarli, sono indeboliti fisicamente. Inoltre nessun palestinese nato prima del 1948 vive nello stesso luogo in cui è venuto alla luce, sono stati trasferiti e non sono più tornati. Non credono accada adesso".