ENRICO DALLERA
Economia

Il fronte caldo della St e l’occupazione che rallenta: un autunno di incertezze

La Cisl e gli scenari preoccupanti in provincia: ad Agrate resta lo spettro dei 1.500 esuberi. Previste 16mila assunzioni (il 27% a tempo indeterminato), circa 1.400 in meno rispetto al 2024

La Cisl e gli scenari preoccupanti in provincia: ad Agrate resta lo spettro dei 1.500 esuberi. Previste 16mila assunzioni (il 27% a tempo indeterminato), circa 1.400 in meno rispetto al 2024.

La Cisl e gli scenari preoccupanti in provincia: ad Agrate resta lo spettro dei 1.500 esuberi. Previste 16mila assunzioni (il 27% a tempo indeterminato), circa 1.400 in meno rispetto al 2024.

Le previsioni non lasciano spazio a dubbi: per il mondo del lavoro è in arrivo un autunno pieno di incertezze. Le tensioni internazionali e le complesse dinamiche globali si riflettono anche sull’economia locale, danneggiando intere filiere produttive e colpendo lavoratori e famiglie. "Al Governo chiediamo un intervento coordinato sul piano europeo. Di questo abbiamo bisogno, non certo di una “splendida solitudine” dei diversi Stati Ue", le parole di Mirco Scaccabarozzi, segretario generale Cisl Monza Brianza Lecco.

Per quanto riguarda la Brianza, secondo il sindacato, la situazione occupazionale manifesta, come nei mesi precedenti, serie difficoltà e scarsa chiarezza quanto a misure risolutive. Tra i fronti più caldi c’è sicuramente quello legato alla St Microelectronics. "L’azienda tira dritto e conferma il piano di riorganizzazione globale con 1.500 esuberi previsti nel sito di Agrate Brianza - dice Scaccabarozzi -. Ribadiamo la necessità di un piano industriale che vada oltre il 2027, con investimenti importanti, privati e statali. Lo stabilimento di via Olivetti deve ritornare a essere competitivo, ricoprendo il ruolo di leader nella produzione dei semiconduttori".

Preoccupazione anche per la Peg Perego di Arcore: se l’accordo raggiunto all’inizio di agosto (volontarietà con incentivazione all’esodo come unico criterio di uscita e attivazione della Cigs residua dal primo ottobre al 31 marzo 2026) che ha portato al ritiro di 95 licenziamenti può certamente considerarsi un grande risultato, resta l’incertezza sul futuro. "L’auspicio è che la trattativa sui tavoli istituzionali aperti in Regione Lombardia e al ministero delle Imprese e del Made in Italy si traduca in misure concrete per il rilancio dell’azienda e la salvaguardia dei posti di lavoro", continua il segretario della Cisl Monza Brianza Lecco.

Capitolo occupazione. L’analisi dei dati previsionali dell’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (Anpal) del trimestre agosto-ottobre 2025 non restituisce un trend positivo sul futuro del mercato del lavoro brianzolo che registrerà un segno meno rispetto allo stesso periodo del 2024, con un vuoto di circa 1.430 unità a fronte di 16.610 entrate previste. Il nuovo personale si concentrerà nel settore dei Servizi, che con il 74% si dimostra il più vivace nel territorio (2.650 nei servizi di alloggio e ristorazione, 2.770 nel commercio, 2.450 nei servizi alle persone, 1.710 nei servizi di supporto alle imprese). Segue il settore Costruzioni con 1.550 entrate previste nel trimestre. Nel 58% dei casi verrà richiesta un’esperienza professionale specifica o nello stesso settore e i posti destinati a dirigenti, specialisti e tecnici saranno il 16% del totale. Per una quota attorno al 27% si tratterà di personale immigrato e nel 36% dei casi saranno giovani con meno di 30 anni. Permane un problema di qualità e stabilità del lavoro: solo il 27% di coloro che troveranno lavoro potrà godere di un contratto a tempo indeterminato, mentre il restante 73% dovrà accontentarsi di un’assunzione a termine. E questo nonostante continui a crescere la domanda da parte delle aziende per il reperimento del personale.

In 46 casi su 100, infatti, le imprese prevedono difficoltà nel trovare i profili desiderati. "Come Cisl siamo convinti che in questo Paese la centralità del tema salariale non può essere ulteriormente rinviata - conclude Mirco Scaccabarozzi -. Troppo spesso la temporaneità degli impieghi è sinonimo di basso salario. Perché il lavoro sia più stabile e meglio pagato dovremo spingere su strumenti in grado di aumentare il suo valore aggiunto, mettendo in campo nuove politiche attive e investendo sulla formazione".