Come vive una suora di clausura: la storia segreta del convento delle Sacramentine di Monza

Lungo via Italia, alle spalle della chiesa di Santa Maria Maddalena, vivono le monache. La madre superiora: “Non siamo isolate dal mondo, dal nostro parlatorio aiutiamo tutti”

Le suore adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento
Le suore adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento

Nel pieno centro di Monza, nel mezzo di via Italia, si apre uno slargo dominato da una chiesa, conosciuta dai monzesi come chiesa delle Sacramentine e intitolata a Santa Maria Maddalena e Santa Teresa. Le suore sacramentine, la cui nomenclatura esatta è quella di adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento, sono le monache di clausura. Dal 1855 vivono nel monastero che sta proprio lungo il fianco della chiesa. Lungi dall’essere una vita di eremitaggio, la loro è una presenza molto attiva in città e profondamente legate alla storia di Monza.

“Facciamo tanta assistenza spirituale e umanitaria – racconta la madre superiora, suor Benedetta Dell’Unità –. Realizziamo incontri periodici con le persone che hanno bisogno, quindicinali o mensili. Chi si rivolge a noi, intercettandoci tramite il nostro parlatorio o tramite la chiesa, lo fa perché in cerca di una propria dimensione spirituale, per ritrovare un senso della vita in relazione a Dio. La richiesta di aiuto è alta. Tanti vengono da noi anche per difficoltà esistenziali: chi ad esempio è vittima di violenza o di situazioni familiari difficili. Noi oltre ad essere religiose abbiamo anche figure professionali di counselor, con competenze per aiutare le persone a superare le proprie crisi e a migliorare la propria vita".

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"Come Ordine siamo nate in autonomia qui a Monza – spiega la madre superiora –. Tutto nacque dalla monzese madre Serafina Della Croce, che fondò un primo monastero al Carrobiolo e poi in un secondo momento decise di trasferirsi nell’attuale struttura che prima era un carcere. Quando Serafina chiese l’approvazione a Roma, proponendo una divisa bianca e rossa per le monache, indossata per dimostrazione a una bambola, in Vaticano si accorsero che la tenuta fosse praticamente identica a quella delle adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento, il cui corpo fu fondato da Santa Maria Maddalena dell’Incarnazione. Da allora è lei il nostro carisma, anche se per noi di Monza la fondatrice rimane madre Serafina, i cui parenti peraltro sono ancora vivi".

Ma non sono isolate dal mondo: "Il rapporto con l’esterno è molto vivo – ha proseguito la monaca –. Ci dedichiamo alla vita cristiana di comunità, collaborando con le parrocchie e mettendo a disposizione la chiesa per le comunità etniche e la comunità di adoratrici laiche “Rete di luce”. Tante poi sono le nostre iniziative. Una di successo è la biblioterapia, con cui attraverso la lettura di libri dai risvolti profondi aiutiamo le persone a superare stati di fatica e difficoltà. Poi abbiamo un gruppo che da 12 anni fa incontri per riflettere sulla parola di Dio, un percorso di conoscenza di madre Serafina e attività interreligiose".

Tanta poi, la beneficenza: "Abbiamo fatto raccolte fondi per sostegno scolastico in Kenya, Uganda, Camerun. La nostra fonte primaria di donazioni sono i biscotti che vendiamo nella nostra piazzetta e appoggiandoci alle parrocchie, ma quello che ricaviamo, di fatto, viene dal cuore delle persone".

L’ordine è dedito alla vita contemplativa e all’adorazione eucaristica, ma nella convivenza delle 15 monache che oggi lo compongono (di cui 5 africane, 4 keniane e 1 ugandese), tanta è anche la vita pratica da sbrigare. "La vita è ritmata da lavoro e preghiera, in parte comunitaria, in parte personale – conclude la superiora –. Viviamo insieme gli uffici della casa. Non sempre è così semplice, non sempre si è di buon umore. Le uscite dal monastero sono rare e solo per formazione o grandi incontri religiosi".