Violenze contro i medici, a Monza una dottoressa sotto scorta tre mesi per una ricetta

Insulti e minacce in ambulatorio. La testimonianza di Rossana Vivona: “Stremata mi sono dimessa, ora spero di tornare a fare il mio lavoro ma in una zona più tranquilla”

Medici a lezione di difesa personale in Questura a Monza

Medici a lezione di difesa personale in Questura a Monza

Monza – Basta una ricetta non scritta, perché la richiesta non è conforme alle normative e competenze del medico e scatta la violenza: aggressione fisica, auto vandalizzata a calci e pugni, lancio di lattine. È la storia di Rossana Vivona, medico di medicina generale in Brianza, vittima di ripetuti attacchi da parte dei pazienti e loro parenti, perché non poteva prescrivere un accertamento.

I Carabinieri sono intervenuti più volte per le sue segnalazioni, fino a metterla per tre mesi sotto scorta nel 2022, per le minacce continue di una famiglia che l’aveva presa di mira. Ha dovuto dimettersi, da medico di base, e accontentarsi di fare solo sostituzioni. Finalmente quest’anno potrà riprendere il servizio effettivo: "Spero di tornare a fare il mio lavoro, ma vorrei cercare una zona un po’ più tranquilla dove poter lavorare senza rischio per la mia incolumità" dice.

Succede che una prestazione non sia prescrivibile del Servizio sanitario nazionale e sia necessario organizzarsi privatamente. La dottoressa ha chiesto il motivo per cui si pretendeva la prestazione: "Non sono fatti tuoi, tu prescrivila e basta" la risposta secca. La piattaforma elettronica di Regione Lombardia non lo permette? "E allora scrivila a mano su ricetta rossa" risponde il paziente. Seguono i biglietti minatori sul vetro dell’auto: "Stai attenta, sappiamo dove abiti", naturalmente consegnati ai Carabinieri.

Qualcuno dà in escandescenza perché con l’esenzione mirata per una patologia, non può avere esenzione per tutto. Sono poi all’ordine del giorno gli episodi di signore urlanti che vomitano rabbia nello studio del medico, invece di chiedere gentilmente di cosa hanno bisogno. "Non le dico poi il tono delle mail – racconta la dottoressa – “voglio questo farmaco, ti sbrighi a prescrivermelo?". Episodi simili capitano almeno ogni 15 giorni.

I pazienti si lamentano se lo studio è chiuso per Natale o l’8 dicembre: "Siete sempre irreperibili, non siete medici, non siete professionali" e via con la litania di insulti. "A novembre 2023 ho partecipato al primo corso di autodifesa per medici organizzato dal presidente dell’Ordine di Monza e Brianza Carlo Maria Teruzzi, in collaborazione con la Questura - ricorda la dottoressa - mi è servito molto. Spero che venga ripetuto". Dall’altra parte c’è Emilio (nome fittizio) infermiere in un Pronto soccorso brianzolo: "Ho visto aggredire una collega al triage, l’accettazione del Pronto soccorso – racconta – una signora le ha tirato improvvisamente uno schiaffo perché assegnava al figlio un codice verde, invece che rosso". "Noi come sindacato Nursind - dice il segretario Donato Cosi - abbiamo a cuore l’incolumità dei lavoratori e chiediamo alle istituzioni maggiore tutela". Emilio spezza una lancia in favore di pazienti e familiari: "In questo periodo - dice - attese di mesi e anni per avere una prestazione, mancanza di medici di famiglia, lunghe code e servizi sovraffollati fanno alzare la tensione. All’ennesimo rifiuto, il Pronto soccorso è l’ultima spiaggia".