Se De André canta brianzolo “Creuza de mä“ in dialetto: "Un ponte da Genova ai Navigli. Omaggio ai marinai di pianura"

Il musicista Renato Ornaghi ha tradotto il capolavoro pubblicato esattamente 40 anni fa "Ognuna delle sette canzoni è abbinata a un sentiero di navigazione della Lombardia".

Se De André canta brianzolo “Creuza de mä“ in dialetto: "Un ponte da Genova ai Navigli. Omaggio ai marinai di pianura"

Se De André canta brianzolo “Creuza de mä“ in dialetto: "Un ponte da Genova ai Navigli. Omaggio ai marinai di pianura"

Che anche i lombardi, e i milanesi in particolare, siano stati a loro modo un popolo di navigatori lo dicono la storia e forse quell’immaginifico verso di Ivano Fossati su “questo bel mare di Lombardia“. Qua i sentieri di mare erano quelli dei Navigli, dove, pochi lo sanno, c’era lo zampino di un genovese. E adesso questo legame tra Milano e Genova passa pure nelle canzoni grazie al brianzolo Renato Ornaghi (nella foto), che ha tradotto in dialetto meneghino-brianzolo il capolavoro di Fabrizio De André “Creuza de mä“. Un modo per celebrare, con la lingua lombarda, i 40 anni dall’uscita di quell’album applaudito da artisti internazionali come David Byrne dei Talking Heads, e contemporaneamente per ricordare De André a 25 anni dalla scomparsa. Ornaghi ha preso le sette le canzoni del disco, originariamente cantate in genovese, e le ha trasposte nel dialetto che si muove tra Milano e la Brianza. Il risultato è un originale cd, accompagnato da un libro, che ha preso il titolo di “Sentee de mar“, ossia appunto la traduzione di “Creuza de mä“, in us cita oggi.

Come è nato il disco?

"L’idea è vecchia di anni, praticamente mi gira in testa da quando avevo comprato quell’album e ne avevo colto la genialità. È il disco ideale da tradurre in meneghino, perché rappresenta esattamente il modo in cui si dovrebbe usare creativamente la propria lingua regionale dandole dignità".

Ma come si passa da Genova alla Brianza?

"Il vero problema era questo: trovare il motivo per portare un disco di mare in meneghino. Poi verso il Duemila mi è venuta l’idea giusta, pensando al tema della navigazione lombarda. A modo nostro noi lombardi e milanesi siamo stati un popolo di navigatori, d’acqua dolce, ma navigatori: c’erano marinai che andavano avanti e indietro sui Navigli, avendo base nella Darsena di Milano e potendo arrivare col naviglio pavese fino al mare. Avevamo anche noi delle strade d’acqua, delle creuze, dei sentieri di mare da navigare".

Ma non c’è solo questo.

"Sono saltati fuori vari aneddoti sul legame tra Milano e Genova. Ad esempio il Naviglio Grande: per costruirlo i milanesi hanno chiamato un genovese, Guglielmo da Guintellino, che quindi ci ha insegnato a navigare e a fare i sentieri di mare. C’è poi il fatto che De André voleva che Dori Ghezzi gli parlasse in dialetto milanese. Ogni canzone di “Creuza de mä“ l’ho abbinata a un luogo di navigazione dei Navigli: ad esempio il brano “Creuza de mä“ è legato alla Darsena. Questo disco era un po’ il mio sogno nel cassetto, c’è voluto tempo per avere tutte le autorizzazioni, ma ora ha preso vita".

Insomma, il parallelo Genova-Milano non è peregrino.

"Ai tempi la Darsena doveva essere un po’ come il porto di Genova come fauna umana, per il mondo che ci stava, cose che noi oggi non immaginiamo neanche. Ma era qualcosa che meritava di essere raccontato, con questo gancio delle canzoni di De André. Questo elemento di riscoperta della navigazione lombarda dà un po’ il senso a tutto: è anche un’operazione di valorizzazione del patrimonio dei Navigli. “Creuza de mä“ è un disco che ha 40 anni, ma sembra parlare di oggi: è un capolavoro e io ho cercato di rispettarlo il più possibile".