Scandalo dentiere, è finita: i manager in prescrizione

La Corte d’Appello ha cambiato il capo di imputazione e ha chiuso il processo per l’ex dg dell’Asst Pietro Caltagirone, Isabella Galluzzo e Gennaro Rizzo

L'ex direttore generale dell’Asst di Vimercate, Pietro Caltagirone

L'ex direttore generale dell’Asst di Vimercate, Pietro Caltagirone

Vimercate (Monza Brianza) – Prima la nuova imputazione di corruzione impropria – il vantaggio economico ci sarebbe stato, ma non dopo un favore contrario ai propri doveri – poi la prescrizione. La corte d’Appello di Milano cambia l’accusa per l’ex direttore generale dell’Asst di Vimercate Pietro Caltagirone, per il suo braccio destro finanziario Isabella Galluzzo e per l’allora responsabile unico del procedimento di gara di appalto Gennaro Rizzo e poi stabilisce che il processo per loro si ferma qui.

Così, ieri, hanno deciso i giudici della seconda sezione che depositeranno le motivazioni in 30 giorni. I tre imputati, ora prescritti, nel 2022 erano stati condannati, i primi due a 6 anni e 8 mesi di carcere, e l’ultimo a 3 anni. La vicenda è una costola dell’inchiesta “Smile“ sulle mazzette per i servizi odontoiatrici privati nelle strutture sanitarie pubbliche che nel 2016 aveva portato in cella Maria Paola Canegrati, la zarina delle dentiere, insieme al presidente della Commissione sanità della Regione, il leghista Fabio Rizzi. Ma non è detta l’ultima parola. La Procura Generale ha intenzione di impugnare la sentenza di non luogo a procedere nei confronti dei tre ex manager.

Lei, ideatrice del sistema, dopo uno sconto di pena dai 12 anni di reclusione rimediati a gennaio 2020 dal tribunale di Monza – decisione più severa della richiesta di 10 anni e 7 mesi – è passata ai 7 e mezzo in secondo grado a Milano. Le sono state riconosciute le attenuanti generiche e anche nel suo caso i magistrati avevano dichiarato la prescrizione intervenuta per alcuni episodi contestati. Canegrati era finita a San Vittore (dove era rimasta per sei mesi) con l’accusa di aver fatto «incetta» di appalti grazie ai suoi contatti nel mondo della sanità lombarda, e soprattutto in virtù del suo «rapporto privilegiato» con l’ex presidente Rizzi, e con il suo collaboratore Mario Longo.

Entrambi hanno chiuso la loro vicenda processuale con il patteggiamento a due anni. Anche Canegrati aveva provato a patteggiare in primo grado, ma 4 anni non era stata giudicata pena «congrua» dal tribunale. L’ex imprenditrice monzese ha patteggiato altri 3 anni per il secondo troncone dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato. Pietro Caltagirone e Isabella Galluzzo dovevano rispondere di corruzione e turbativa d’asta, mentre Gennaro Rizzo solo di turbativa d’asta. Per i giudici di secondo grado, però, i termini sono scaduti.