Monza, uccisero il loro pusher: "Ragazzini drogati cronici"

Per gli esami tossicologici i minorenni erano intossicati. La difesa potrebbe così tentare la carta dell’infermità mentale dovuta all’abuso di sostanze

Le analisi dei campioni biologici prelevati ai due adolescenti hanno avuto esito eclatante
Le analisi dei campioni biologici prelevati ai due adolescenti hanno avuto esito eclatante

Monza, 21 gennaio 2021 - Assuntori cronici di droga i due baby killer del pusher ucciso con venti coltellate perché li avrebbe trascinati nel tunnel della tossicodipendenza. Emerge dall’analisi tossicologica sui campioni biologici prelevati ai ragazzini monzesi di 14 e 15 anni che a novembre hanno ucciso Cristian Sebastiano, 42 anni, di fronte alla sua abitazione nelle case popolari in via Fiume, quartiere San Rocco. Un esito agghiacciante, considerata la giovanissima età dei due amici che hanno ammesso di avere iniziato a farsi le “canne“ ritrovandosi nei giardinetti pubblici già dai 12 anni e di essere poi passati alla cocaina, cui sostengono di essere stati introdotti proprio dalla vittima, a sua volta tossicodipendente di lungo corso nonché vicino di casa e in cura al Sert come il 14enne. Come se non bastasse, nel sangue del 15enne sono state trovate anche tracce di alcol. Pericolosissime dipendenze che potrebbero spingere la difesa a tentare la carta della consulenza psicologica per ipotizzare un’infermità mentale nel commettere l’omicidio causata proprio dai danni ormai conclamati per l’uso costante di droga. I minorenni, sottoposti a fermo dai carabinieri per i reati in concorso di omicidio volontario premeditato e rapina aggravata (il 14enne è accusato anche di detenzione per spaccio di marijuana e hascisc insieme al fratello 24enne), sono ancora rinchiusi in carcere minorile.

Intanto l’autopsia sul corpo di Cristian Sebastiano ha confermato che il decesso è avvenuto per il dissanguamento causato dalle ripetute coltellate alla schiena, che hanno raggiunto organi vitali, e dal fendente alla gola. Le ferite collimano con la descrizione dei fatti fornita dai minorenni nei loro interrogatori, in cui il 14enne ha ammesso di avere accoltellato la vittima mentre il 15enne lo teneva fermo. Ancora da approfondire il movente: gli inquirenti hanno raccolto elementi e testimonianze sull’ipotesi che i baby killer siano andati da Cristian, chiamato Seba, proprio per ucciderlo punendolo di averli introdotti alla cocaina. Mentre i ragazzini escludono questa ipotesi, sostenendo che l’incontro con il pusher era per minacciarlo con il coltellaccio da cucina e rapinarlo della dose di droga. Il 14enne ha addirittura dichiarato di essersi convinto che Seba non fosse quando se ne sono andati e di averlo saputo soltanto quando si è trovato i carabinieri sotto casa ad aspettarlo. I carabinieri stanno raccogliendo elementi a favore della tesi della premeditazione invocata dalla Procura per i minorenni, mentre la Procura di Monza sta approfondendo il ruolo, quantomeno nello spaccio, del fratello 24enne che si trova ancora in carcere dopo l’arresto per il ritrovamento in casa di marijuana e hascisc.