"Pregiudizi inconsci, ma cambiare si può"

L’esempio della bresciana Elza Bontempi: è tra le scienziate più apprezzate a livello internazionale .

"Pregiudizi inconsci, ma cambiare si può"

Elza Bontempi, professoressa di Fondamenti chimici delle tecnologie all’Università di Brescia, rientra tra le Top Italian Scientists

Il suo progetto “Caramel“, acronimo di New Carbothermic approaches to recovery critical Matals from spent lithium-ions batteries, è appena risultato fra i 30 progetti selezionati su 480 proposte, primo a livello nazionale nell’ambito delle scienze ambientali. Un riconoscimento che sarà accompagnato anche da un contributo economico: riceverà un milione di euro nell’ambito dei finanziamenti del Fondo italiano per le scienze applicate.

Professoressa di Fondamenti chimici delle tecnologie all’Università di Brescia, tra le Top Italian Scientists, inserita nel World’s Top 2% outstanding Scientists (classifica mondiale delle scienziate e degli scienziati con livello più elevato di produttività scientifica elaborata), Elza Bontempi il soffitto di cristallo lo ha ampiamente sfondato, con passione, talento, tenacia. "Ma ho avuto anche la fortuna di avere un capo donna – racconta la docente –. Lei ha lottato molto e ottenuto poco, per cui sapeva cosa significa. Questo fa la differenza".

Perché è ancora così difficile per una donna riuscire a far carriera in ambito accademico (e non solo)?

"C’è il tema della segregazione verticale edorizzontale, ma ci sono anche molti pregiudizi inconsci. Ad esempio, nelle indagini di gradimento gli studenti preferiscono i docenti uomini rispetto alle donne, non per cattiveria, ma per affinità, per cui si preferisce chi è più simile a te. Per lo stesso motivo, nei panel di esperti invitati in convegni spesso mancano le donne".

Eppure, le donne che ce la fanno hanno indici di produttività maggiori dei colleghi.

"Questo perché, a parità di merito, devono fare il doppio della fatica per affermarsi".

Fondamentali, per superare il problema, sono i modelli che vengono forniti.

"Spesso nelle commissioni di laurea, che sono il modo con cui l’università si presenta alle famiglie, la presidenza è affidata sempre a un professore maschio, anche questo riflesso di uno stereotipo. Decretare un presidente donna sarebbe veramente una scelta molto importante per trasmettere un messaggio di parità. Abbiamo tanti esempi positivi in cui le ragazze possono rispecchiarsi. La società non aiuta, ma le cose possono comunque cambiare, partendo sin dall’infanzia a creare la consapevolezza che tutte possono diventare ciò che vogliono".

F.P.