STEFANIA TOTARO
Cronaca

‘Ndrangheta ed estorsioni, Pasquale Oppedisano: "Semmai truffa ma con la mafia non c'entro niente"

Il 25enne figlio di Michele, ritenuto un capo clan, parla al processo al Tribunale di Monza e nega di appartenere alla Locale di Erba

Il supermercato Paper market con sede a Correzzana, ritenuto sede operativa della cosca operativa tra la Brianza comasca e quella monzese

Il supermercato Paper market con sede a Correzzana, ritenuto sede operativa della cosca operativa tra la Brianza comasca e quella monzese

Correzzana (Monza Brianza), 9 Luglio 2025 - "Non li ho mai minacciati, nessuna estorsione, semmai una truffa perché la prima volta che ho chiesto i soldi me li hanno dati, li ho visti creduloni e mi sono ingolosito. Se ho sbagliato, voglio pagare, ma io con la mafia proprio non c'entro niente".

Pasquale Oppedisano, 25 anni, nega il teorema accusatorio della Procura della Direzione distrettuale antimafia di Milano sul sistema della "protezione" di cui è accusato lui insieme a suo padre Michele, quest'ultimo già condannato nel processo Infinito perché ritenuto a capo della Locale di 'ndrangheta di Erba e ora imputati insieme ad altri 4 in un processo che si tiene al Tribunale di Monza perché la base operativa della presunta rete mafiosa del Comasco è stato ritenuto il supermercato Paper market con sede a Correzzana. L'inchiesta si è conclusa con gli arresti nel 2021. Le accuse sono a vario titolo associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di beni e valori e appropriazione indebita, nonché bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Al dibattimento, dove si è costituita parte civile WikiMafia, la prima e più grande enciclopedia sulle mafie e il movimento antimafia, fondata a Milano nel 2012, le pm milanesi Paola Biondolillo e Sara Ombra hanno già sentito i tre promotori finanziari che hanno raccontato come Pasquale Oppedisano abbia chiesto loro 20mila euro per andare in Calabria a sistemare la "questione" capitata nel 2018: l'accusa, a loro dire infondata, di avere fatto sparire i 250mila euro di un giroconto ad un commercialista calabrese ritenuto vicino alla 'ndrangheta. Poi gli Oppedisano avevano loro proposto una collaborazione negli affari con relativa compartecipazione agli utili. "Ho approfittato di loro quando li ho conosciuti e mi hanno chiesto aiuto, ma poi è nato un rapporto di amicizia e per questo mi sono interessato per lavorare con loro. Non voglio fare la vittima ma loro mi hanno proposto di dargli una mano e che mi avrebbero riconosciuto qualche soldo - sostiene invece Pasquale Oppedisano, che non si è sottoposto ad interrogatorio, ma ha rilasciato queste dichiarazioni - Io sono nato a Rosarno in Calabria ma sono cresciuto al Nord. Ho scoperto solo da ragazzo perché mio padre era detenuto. Ci accomunano al nostro parente Domenico Oppedisano che ha avuto problemi con la giustizia ma io l'ho visto solo una volta da piccolo in vita mia. Io ho vissuto con mia mamma e con mio nonno paterno che faceva il maestro di scuola. Ho sempre lavorato e quando sono stato arrestato mi è caduto il mondo addosso. Invece sono accusato di appartenere alla Locale di 'ndrangheta di Erba". Si torna in aula a settembre.