
Il Paper market di Correzzana
CORREZZANA – “Il Paper market era controllato dagli associati attraverso la Safra srl titolare d’affitto del ramo di azienda, amministrata da altri ma gestita da loro ed era la base logistica del gruppo” a Correzzana, dove si tenevano “gli incontri tra i partecipi e anche con i soggetti che entravano in affari con loro oppure ne diventavano vittime e proprio lì subivano le minacce”. Confermata dagli inquirenti sentiti ieri in aula la tesi d’accusa della Procura della Direzione distrettuale antimafia di Milano che sta al centro del processo al Tribunale di Monza sulla presunta rete mafiosa del Comasco sgominata con gli arresti nel 2021.
Al dibattimento, dove si è costituita parte civile WikiMafia, la prima e più grande enciclopedia sulle mafie e il movimento antimafia, fondata a Milano nel 2012, sono imputati Michele Oppedisano, 55 anni, residente a Bosisio Parini in provincia di Lecco, nipote di Domenico Oppedisano, “capo crimine della ‘ndrangheta” in Calabria e ritenuto a sua volta boss della cosca Pesce e affiliato alla “locale di ‘ndrangheta di Erba”, provincia di Como.
Oppedisano, già condannato per l’inchiesta ‘Infinito’ del 2010, è imputato a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di beni e valori e appropriazione indebita, nonché bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio insieme ad altri 5 imputati, tra cui suo figlio Pasquale, Santo Paviglianiti e Aldo Bosina (per autoriciclaggio), già condannato per traffico illecito di rifiuti come amministratore di fatto della ‘Ipb Italia’, società che gestiva il capannone di via Chiasserini, a Milano, andato a fuoco il 14 ottobre 2018 con un vasto incendio durato per giorni. L’inchiesta delle pm della Dda di Milano Paola Biondolillo e Sara Ombra ha puntato un faro su presunte “strategie di infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale” in Lombardia da parte dei clan e casi di “protezione-estorsione” su “un gruppo di promotori finanziari”. “Ti taglio la testa e te la faccio trovare davanti a casa di tua madre attaccata davanti al cancello”, era una delle minacce.
Secondo le accuse, la cosca avrebbe costituito anche altre società, come la Mcf e la Colmet che, con l’aiuto di un avvocato e di un commercialista, servivano per regolarizzare sulla carta lavoratori stranieri e per emettere fatture false. “Al Paper market gli Oppedisano erano sempre presenti – ha sostenuto il luogotenente delle forze dell’ordine sentito dai giudici monzesi –. Nel 2019 erano emersi assegni postali con la firma falsa fatta apposta per poi ritirarli e non pagare i fornitori e che invece erano finiti in protesto”. Si torna in aula a gennaio.