Trapper morto nel carcere di Pavia, l’ultimo saluto a Jordan Jeffrey Baby: “Chiedeva solo amore”

Le parole degli amici, del cappellano del carcere minorile e della vecchia maestra di scuola

L’ultimo saluto a ritmo di trap. Oltre cento ragazzi al cimitero: "Jordan chiedeva solo  amore"

L’ultimo saluto a ritmo di trap. Oltre cento ragazzi al cimitero: "Jordan chiedeva solo amore"

"Non c’è una vita sbagliata". Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ha messo subito le cose in chiaro ieri mattina davanti alle oltre cento persone, per la maggior parte ragazzi, parecchi con tatuaggi, piercing e capelli tinti, che si sono date appuntamento al cimitero di Bernareggio. C’era da dare l’ultimo saluto a Jordan Tinti, in arte Jordan Jeffrey Baby, il trapper di 26 anni trovato morto il 12 marzo nel carcere di Pavia. Jordan era detenuto per rapina aggravata dall’odio razziale, in concorso con Traffik, un altro trapper. Ma ci sono molti dubbi fra i suoi familiari su quel decesso, anche se ieri era il momento del cordoglio. E la breve cerimonia aperta dalla parole di don Claudio ha tenuto conto anche di questo.

Un sacerdote degli “ultimi“, che ha a che fare con tanti ragazzi difficili, e ha predicato contro la giustizia che si trasforma in "giustizialismo", "la giustizia muscolare" che dimentica il rispetto delle persone (nonostante le denunce di maltrattamenti e violenze sessuali in carcere al ragazzo erano state respinte 9 richieste di arresti domiciliari), e ha ricordato che anche dalla morte di Jordan "deve levarsi un grido", perché "i ragazzi non sono cattivi". Tenuto conto di "un gesto estremo" (il presunto suicidio di Jordan, ndr), "se sarà accertato" ha messo le mani avanti. Perché il suicidio di Jordan Tinti, trovato impiccato nella sua cella, è attualmente sotto inchiesta.

Non ci credono papà Roberto, non ci crede il suo avvocato Federico Edoardo Pisani, ieri in prima fila davanti alla sala del commiato di Bernareggio. Poi hanno parlato in tanti. "Jordan non se ne è andato per nulla. La sua energia si sta diffondendo anche attraverso questa pioggia" ha ricordato uno degli amici più cari, strappando applausi scroscianti. "Jordan, ragazzo dagli occhi buoni che aveva chiesto solo di essere amato" ha precisato una parente. L’ex maestra delle elementari, oggi vicepreside, ha ricordato tra le lacrime quel bambino un po’ discolo che finiva spesso in presidenza, ma che si era innamorato di due libri, sulla terra e sul mare, che gli aveva messo a disposizione, "ho solo ricordi dolci di Jordan".

Lacrime e abbracci, il papà coccolato dagli amici che volevano bene a Jordan e che hanno rivendicatola sua "passione e ossessione" per la musica trap, senza dimenticare quel malessere che lo accompagnava da sempre, ma anche il suo essere sempre "sorridente, gioioso e ignorante come piaceva dire tra noi". Poi, la folla è scemata lentamente, un ultimo saluto alla bara, tutta ricoperta di scritte a pennarello... "sei e sarai sempre con me"a. Uno sguardo alla corona degli Amici di Berna e agli striscioni fuori dal cimitero: “Jordan vive”, “Jordan leggenda” con il numero 23 della maglia del campione di basket Michael Jordan a cui il ragazzo di Bernareggio si ispirava. Sipario.