Desio, la cresta sulle consegne fantasma: “Che me ne frega, mica le pago io”

Il vigile del fuoco coordinatore e addetto all’ufficio mezzi arrestato per induzione indebita a dare o promettere utilità, peculato, corruzione aggravata e frode

La caserma dei vigili del fuoco di Monza
La caserma dei vigili del fuoco di Monza

Desio (Monza Brianza) – "Con questo preventivo dobbiamo fare così: questo materiale non dovrai consegnarmelo, ma mi dovrai dare 6mila euro cash e il resto lo tieni tu".

Così si è sentito dire Alberto Sala, titolare della Ferramenta Colombo di Desio nell’aprile 2022 da Enrico Celestino Vergani, il vigile del fuoco del Comando provinciale di Monza, coordinatore e addetto all’ufficio mezzi, arrestato dai carabinieri di Desio per induzione indebita a dare o promettere utilità, peculato, corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture e truffa.

Sala, che ha fatto partire l’inchiesta della Procura di Monza, dal 2005 è volontario dei vigili del fuoco e dal 2008 riforniva il Corpo di prodotti di ferramenta. Nel 2006 conosce Vergani, allora distaccato a Desio e nel 2018 arrivato a Monza. Per molto tempo le forniture proseguono senza anomalie. A parte qualche attrezzatura e capo di abbigliamento, per sé e i figli, risultati “estranei alle ragioni di servizio“, si legge nell’ordinanza del gip. “Ma fanno parte del gioco“, sostiene Sala, che rimane sorpreso quando gli arriva la proposta indecente. Vergani allora si giustifica: “La richiesta viene dai funzionari, sono obbligato a farla, io non prendo niente“. Poi fa cadere il discorso.

Stessa cosa con Sergio Fortini, imprenditore del Bresciano anche lui arrestato. “Per quanto riguarda il preventivo del Volvo, su quanto dobbiamo stare? Mi chiede Sergio“, chiede al telefono la segretaria. E la risposta: “Ma sparate una cifra alta ok? Che poi facciamo figurare che facciamo quel lavoro là, capito?“. Il vigile del fuoco è accusato anche di peculato per essersi impossessato di attrezzature dal magazzino del Comando. “Ma che c... te ne fai di tutta sta roba“, chiede a Vergani il cognato e lui ribatte: “Vendo tutto“. A casa gli hanno trovato anche circa 6mila euro in contanti di cui non ha saputo dare giustificazioni, avvolti in un foglio di carta con degli appunti. Secondo gli inquirenti la moglie di Vergani, Mariangela Braggiato, ai domiciliari per riciclaggio, sapeva tutto. Dal gommista di Giussano Martino Longoni, anche lui ai domiciliari, Vergani riceveva tessere carburante. E rivendica orgoglioso con la famiglia anche di avere addossato al Comando le catene da neve della figlia, vantandosi di avere speso una cifra spropositata. “Mica le pago io, c..... me ne frega“.