Ilaria Salis, parla Orban: “Non è stata isolata”. Il padre Roberto: “La chiamano Giovanna d’Arco”

Intanto spunta il memoriale scritto dal carcere dalla maestra monzese: “Cimici, scarafaggi e topi”. Lo scenario possibile: farle ottenere i domiciliari in Ungheria e poi in Italia

Ilaria e Roberto Salis
Ilaria e Roberto Salis

Milano – Ilaria Salis ha potuto fare telefonate e non è stata isolata dal mondo, non è corretto dire così”. A parlare, in nottata, sul caso internazionale che sta scuotendo anche la politica italiana, è il premier ungherese Viktor Orban.

Le parole di Orban

Ha parlato con i cronisti al termine del colloquio a Bruxelles con Giorgia Meloni. Alla premier “ho illustrato tutta la storia. I magistrati ungheresi non rispondono al governo, la magistratura è indipendente, non posso influenzarli in nessun modo. L'unica cosa su cui posso intervenire è fornire i dettagli sulla detenzione ed esercitare un'influenza perché abbia un equo trattamento. Tutti i diritti sono garantiti”. La vicenda dell’insegnante monzese detenuta in Ungheria in condizioni disumane, raccontate in un lungo memoriale reso pubblico ieri sera, è scoppiata con forza dopo le immagini dell’apertura del processo per l’aggressione a due militanti di estrema destra, con la donna comparsa davanti ai giudici legata mani e piedi e al “guinzaglio”.

Il padre Roberto Salis 

Intanto il padre Roberto Salis è arrivato, ieri sera, con un volo della compagnia RyanAir all'aeroporto bergamasco di Orio al Serio, da Budapest dove è detenuta sua figlia Ilaria e ha risposto alle domande dei giornalisti. “Non ho tempo per queste cose”, ha detto a chi gli chiedeva se avesse visto le dichiarazioni del ministro Matteo Salvini. Salvini ha detto che sua figlia non dovrebbe insegnare, vuole replicare in qualche modo?”. “Secondo lei ne vale la pena?”, ha replicato il padre di Ilaria. “Io auguro alla figlia (di Salvini, ndr) di avere un decimo dei valori etici di mia figlia”, ha concluso. Poi Salis ha spiegato il clima a Budapest: “Adesso c'è stata un'ondata per cui sono partite tutta una serie di attività, chiaramente questi miglioramenti che stanno avvenendo sono rivolti a tutti quanti - ha aggiunto -. Per cui ne beneficiano anche le altre ragazze che sono in carcere con lei, la chiamano Giovanna D'arco”. 

In merito alle condizioni in cui ha trovato la donna, “è un pò deperita ovviamente soprattutto per l'udienza. Era abbastanza in difficoltà perché poi era molto emozionata, era emotivamente molto trascinata. Le girava un pò la testa”. In carcere “il colloquio è andato meglio perché stava molto meglio, era più rilassata ed era anche contenta di quello che era accaduto lunedì; era più bella insomma”.

Il memoriale dal carcere

Intanto ieri sera in esclusiva sul Tg La7 è stato mostrato il memoriale scritto di proprio pugno dal carcere di Budapest, fatto arrivare il 2 ottobre scorso al consolato italiano per farlo avere al suo avvocato italiano: il testo contiene frasi choccanti sulle condizioni in cui è stata trattata Ilaria Salis, che era in carcere da otto mesi e non aveva ancora potuto parlare col proprio legale. 

“Mi trovo tutto il tempo in una cella minuscola e senza aria, tra gli scarafaggi, il vitto scarso, senza possibilità di comunicare, trattata come una bestia al guinzaglio". L'insegnante 39enne racconta le circostanze del suo arresto e del fatto di essere stata lasciata in mutande, reggiseno e calzini. “Sono stata costretta a rivestirmi con abiti sporchi, malconci e puzzolenti che mi hanno fornito in questura - scrive - e ad indossare un paio di stivali con i tacchi a spillo che non erano della mia taglia". Rimane con questi vestiti per cinque settimane e per sette giorni non le vengono dati carta igienica, sapone e assorbenti, che rimedia solo grazie ad una detenuta ungherese. "Sono rimasta per cinque settimane senza ricevere il cambio lenzuola, non le cambieranno per altre tre o quattro" aggiunge, sottolineando che "per i primi tre mesi sono stata tormentata dalle punture delle cimici da letto. Oltre alle cimici, nelle celle e nei corridoi è pieno di scarafaggi. Nei corridoi esterni spesso si aggirano topi". Il cibo viene distribuito con il contagocce. "Il carrello passa per la colazione e per il pranzo ma non per la cena" continua Salis, evidenziando che "a colazione si riceve una fetta di salame spesso in cattivo stato, a pranzo danno zuppe acquose in cui c'è pochissimo cibo solido, ma dove spesso si trovano pezzi di carta e di plastica, capelli o peli".

Gli scenari possibili

Un trasferimento agli arresti domiciliari a Budapest, per Ilaria Salis è il primo passo affinché, grazie alle norme europee, possa lasciare l'Ungheria. La strategia del Governo per risolvere il caso della 39enne corre sul doppio binario di diplomazia e norme internazionali. Un percorso che comunque non sarà facile. Lo conferma la dichiarazione di Zoltan Kovacs, portavoce del primo ministro ungherese, Viktor Orban: “I reati in questione sono gravi, sia in Ungheria che a livello internazionale. Le misure adottate nel procedimento sono previste dalla legge e adeguate alla gravità dell'accusa del reato commesso”. Kovacs, che mette in dubbio la “credibilità” di Ilaria Salis, afferma che nelle carceri ungheresi “vengono forniti tre pasti al giorno”, inoltre “vengono effettuati controlli igienici continui e i detenuti ricevono cure mediche adeguate”. Qualcosa comunque si è mosso, dopo la bufera politica per le immagini che la vedevano incatenata con ceppi e manette nelle udienze al processo e il procuratore generale ungherese ha fatto visita ad Ilaria in carcere, per verificare le sue condizioni. Gli stessi genitori hanno potuto incontrarla. “Si inizia a vedere un pò di luce”, commenta un pò sollevato il papà, Roberto Salis, per il quale c'è un “moderato ottimismo”.

Sul fronte delle leggi bisognerà invece procedere per gradi: i giudici ungheresi - motivando la loro decisione per il “pericolo di fuga” - hanno già respinto in tre occasioni (a giugno, settembre e novembre scorso) le richieste per il trasferimento di Ilaria Salis ai domiciliari in Italia, avanzate dagli avvocati della 39enne. E in assenza di una condanna definitiva, “nessuna convenzione internazionale o altro strumento consente l'esecuzione nel Paese di origine delle misure cautelari di tipo carcerario”, ribadisce il sottosegretario Andrea Ostellari in commissione Giustizia: per questo la richiesta potrebbe essere rivalutata solo a seguito di una preventiva applicazione dei domiciliari in Ungheria, su decisione dei giudici.

"Non appena la misura cautelare dovesse essere sostituita con un'altra meno afflittiva - spiega il sottosegretario - ci si attiverà per il riconoscimento e l'esecuzione in Italia”. In quel caso allora ci sarebbe un appiglio normativo che il ministero ha nel cassetto da settimane: la decisione quadro del Consiglio europeo per il reciproco riconoscimento tra Stati membri delle decisioni sulle misure alternative alla detenzione cautelare. “Si tratta dell'unico strumento vigente”, sottolinea Ostellari.

E se il piano non dovesse andare in porto resta l'alternativa del ricorso immediato alla Corte europea di Strasburgo "per la violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che è già costata altre condanne all'Ungheria”, dice l'avvocato Eugenio Losco, che per ora definisce questa scelta “una possibilità da valutare”.