Società immobiliare prova a vendere il Delfino di Lucio Fontana, ma la giustizia dice no: “Torni a Monza”

La statua del celeberrimo artista italo-argentino faceva da fontana alla piscina della villa di una famiglia di petrolieri a Monza diventata Sporting Club. Il Consiglio di Stato ha deciso che deve tornare al suo posto

Il delfino monumentale dello pittore, ceramista e scultore argentino naturalizzato italiano Lucio Fontana

Il delfino monumentale dello pittore, ceramista e scultore argentino naturalizzato italiano Lucio Fontana

Monza, 14 Febbraio 2024 – Volevano vendere all'asta all'estero la statua di delfino realizzata dal celeberrimo artista Lucio Fontana, invece la monumentale opera dovrà tornare a fare da fontana alla piscina dello Sporting Club. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, che ha respinto definitivamente il ricorso presentato dall'immobiliare proprietaria della ex residenza della famiglia di petrolieri Tagliabue.

Il delfino, lungo tre metri e mezzo, in ceramica smaltata di Albisola color rosso bruciato, con toni bruni verso le pinne e la coda, fu commissionato da Ettore Tagliabue a Lucio Fontana nel 1951 in aggiunta alla piscina voluta dalla moglie del petroliere nel grande parco della villa, una vasca completa di una scultura astratta per giochi subacquei fatta realizzare su progetto del maestro del razionalismo Giulio Minoletti.

La lussuosa dimora è poi passata allo Sporting Club che, anche a causa della necessità di affrontare grossi lavori di manutenzione, ha deciso di vendere il delfino, valutato dai siti esperti in opere d'arte in circa mezzo milione di euro. La statua dell'artista italo-argentino è stata collocata in un deposito in Brianza e, prima di consegnare l’opera alla società InnAuction di Innsbruck, incaricata della vendita all’asta, già pubblicizzata, la proprietà aveva ottenuto l'ok dalla Sopraintendenza ai Beni Culturali, che poi però è tornata sui suoi passi, negando l'espatrio.

Inutile il ricorso al Tar e poi anche al Consiglio di Stato. Secondo i giudici il delfino “non aveva solo uno scopo ornamentale, ma anche funzionale ed impiantistico a servizio della piscina, trattandosi di una fontana zampillante dalle narici, collegata alle tubature per il passaggio dell'acqua”.

Il vincolo a non lasciare uscire l'opera d'arte dall'Italia e il suo valore culturale si identificherebbero nel fatto che la piscina con i suoi annessi “manifestano un mecenatismo caratteristico degli industriali del secondo Dopoguerra ed esprimono le relazioni intercorrenti tra vari settori della società, mondo politico, produttivo-industriale, dello spettacolo, negli anni della ricostruzione post-bellica”.