Cavenago, violentava minorenni nel solaio della nonna: condannato a 7 anni e 4 mesi

La pena inflitta al 27enne dal Tribunale di Monza è di un anno più alta di quanto chiesto dalla Procura

L’indagato ha sempre negato le accuse: le prime furono archiviate

L’indagato ha sempre negato le accuse: le prime furono archiviate

Monza, 3 Luglio 2023 - La gup del Tribunale di Monza Francesca Bianchetti ha condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione – un anno in più di quanto chiesto dalla Procura - per violenza sessuale consumata e tentata nel processo con il rito abbreviato S.M., 27 anni, residente a Cavenago Brianza accusato di avere violentato nel solaio della nonna due ragazze minorenni.

I fatti contestati risalgono a sei-sette anni fa. S.M. era scampato alla prima querela per violenza sessuale presentata nel 2015 da una 17enne e poi archiviata per mancanza di prove sull'effettivo dolo nel suo comportamento. Nel 2021 però un’altra presunta vittima ha confidato alle amiche di essere stata abusata dallo stesso giovane 5 anni fa quando aveva 16 anni e loro l'hanno convinta a presentare la denuncia.

Soltanto questa ragazza si è costituita parte civile al processo, rappresentata dall'avvocato Paolo Pozzi, ottenendo una provvisionale di 30mila euro sul risarcimento dei danni. Identica nei due racconti la presunta soffitta degli orrori, con un divano e una teca con dentro un'iguana e con la presenza di attrezzi sportivi e da lavoro, dove le ragazze hanno raccontato di essere state portate dall'allora ventenne con la scusa di fare due chiacchiere sulle rispettive situazioni sentimentali e che poi si è scoperto appartenere all'abitazione monzese della nonna del giovane. Identica la presunta aggressione sessuale, in un caso non portata completamente a termine per la forte reazione di una delle minorenni. L'imputato, arrestato 22 luglio 2022nega le accuse, sostenendo che entrambe le ragazzine hanno accettato l'invito e le avances e che, quando una delle due minorenni si è tirata indietro, lui non ha insistito.

Nelle carte dell'ordinanza cautelare, dove l'indagato è stato definito un “aguzzino seriale”, emergono anche i racconti di altre ragazze: una che aveva ricevuto lo stesso invito ma non aveva accettato perché non le era piaciuto il tono con cui aveva portato avanti la chat con lei, altre due minorenni che erano rimaste incinte (una di loro a soli 14 anni è ricorsa all'interruzione della gravidanza) sostenendo che S. diceva di essere sterile e che quindi con lui si poteva fare sesso senza preoccupazioni.