Nell’oblio delle carceri italiane il rap può salvare la vita di un giovane detenuto

Sandra Piacentini, Miss Simpatia, lavora coi detenuti: “Penso a Jordan, morto in cella. Avrei voluto conoscerlo”

Miss Simpatia durante un corso all’interno dell’istituto di Montacuto dove viene affiancata da altri “maestri”

Miss Simpatia durante un corso all’interno dell’istituto di Montacuto dove viene affiancata da altri “maestri”

Quando ho letto di Jordan Jeffrey Baby, il trapper di 26 anni di Bernareggio morto in carcere a Pavia, non ho potuto fare a meno di pensare: se fosse stato uno dei “miei” ragazzi forse non sarebbe andata a finire così". Sandra Piacentini, in arte Miss Simpatia, sa di cosa parla. Perché i “suoi ragazzi” sono rapinatori, ladri, pusher, assassini, qualche volta innocenti, ma hanno tutti qualcosa in comune: sono in carcere. E lei, atipica mamma di 38 anni, per vocazione dà speranza e un senso alla loro vita. Con lezioni di rap. "È nato tutto per caso - racconta - quando ho scoperto che un mio amico era finito dentro e attraverso i suoi racconti ho aperto gli occhi sulla realtà carceraria, con i suoi problemi, il sovraffollamento, la mancanza di prospettiva".

Rapper di professione, marchigiana, Sandra ha ideato un format: “theRAPia”. Lezioni di rap ai detenuti. "Un’opportunità per esprimersi, tanti ragazzi già conoscono questo linguaggio, Jordan era un trapper, sono convinta che la musica renda liberi. Potersi esprimere, avere uno spazio in cui potersi registrare, ascoltare, regalare le proprie rime alla mamma, alla fidanzata, a una figlia che ti aspetta può fare la differenza".

Al carcere di Montacuto, in provincia di Ancona, il format ha già avuto successo.

"Dieci detenuti il primo anno, poi su richiesta della stessa direttrice la replica quest’anno. Con 17 ammessi, ma le richieste sono state molte di più. Non è facile seguirne così tanti da sola quindi ho dovuto chiamare più persone e forse è stata un’arma vincente: i detenuti sentivano come se portassi un po’ “di esterno” all’interno. Ogni docente insegna una materia, chi il freestyle, chi la metrica, chi la respirazione e il diaframma, chi l’attitudine".

E adesso?

"Mi piacerebbe esportare il format, anche a Monza. Metto a disposizione la mia esperienza".

La difficoltà maggiore?

"La burocrazia, abbattere i muri e i pregiudizi. Occorre avere un progetto preciso, lezione per lezione. E bisogna imparare a entrare in carcere. Si viene a contatto con storie umane eccezionali e difficili. Double F, un ragazzo che prima di entrare in carcere faceva rap, un giorno ha preso le mie mani e mi ha detto “tu mi hai salvato la vita, questo corso mi ha salvato la vita”. La soddisfazione più grande".

I suicidi in carcere sono già una trentina quest’anno.

"Alcuni detenuti che seguono il mio corso avevano tentato il suicidio ma dopo le lezioni di rap non è più successo. “BigMat” più volte mi ha detto che aspettava solo il lunedì e il giovedì per potersi sentire “libero”. “Is My Ill”, un rapper arabo, la prima volta che è venuto al corso non sorrideva, stava in un angolo e si tagliava, man mano che riusciva a partecipare alle lezioni ha iniziato a sorridere e ad aprirsi. Double F aveva pensieri brutti e da quando ha partecipato al corso è rinato. Il rap in contesti alienanti come un carcere può salvare".

Da dove si inizia?

"Sono partita dalla domanda: cosa faresti se il tuo migliore amico finisse in carcere? Al mio fianco ci sono il coordinatore del progetto Kiwi e il producer e tecnico del suono Millet. L’obiettivo è offrire un’opportunità di espressione creativa e di reinserimento sociale. E i detenuti hanno dimostrato una notevole crescita artistica".

Questo progetto ha coinvolto figure importanti del rap.

"TrapGod ha prodotto alcune tracce dei ragazzi, il brianzolo Emis Killa ha inviato un video di saluto ai detenuti, Jamil è venuto a trovarci, Shekkero (campione nazionale di freestyle) ha fatto lezione ai ragazzi. Questo progetto ha come finalità quella di restituire un’identità ai detenuti e offrire spunti di riflessione ma anche di provare a ridare un po’ di autostima".

TheRAPia è diventato anche un documentario, la pagina Instagram ha 73mila follower.

"Double F ha anche girato un videoclip in carcere e i ragazzi hanno potuto incidere le loro canzoni grazie allo studio pert2studio e alla direttrice Manuela Ceresani".

I detenuti stranieri?

"Nel mio corso ci sono tre ragazzi di lingua araba e uno indiano. Si rappa in tutte le lingue".