Monza, l’erede del Cigno Nero condannata per abbandono di rifiuti nella proprietà di Caponago

Pena sospesa per Alessandra Ricci, figlia della contessa Moneta Caglio, subordinata al pagamento di una provvisionale 10mila euro. Serviranno al risarcimento dei danni al Comune

Il palazzo in rovina a Caponago e la contessa Moneta Caglio

Il palazzo in rovina a Caponago e la contessa Moneta Caglio

Caponago (Monza Brianza), 9 Gennaio 2024 – Il tribunale di Monza ha condannato per abbandono di rifiuti l’erede della contessa Moneta Caglio, Alessandra Ricci, colpevole di aver danneggiato la storica proprietà della famiglia.

Potrebbe essere una storia qualunque se non fosse per i soggetti coinvolti. Si parla infatti della figlia della contessa Moneta Caglio, soprannominata dai giornali Cigno Nero per via del suo lungo collo e degli abiti spesso scuri, e finita sotto i riflettori nazionali quando testimoniò in merito alla morte della ventunenne Wilma Montesi, trovata cadavere su una spiaggia di Torvajanica il 9 aprile 1953.

La giudice Giulia Marie Nahmias ha inflitto ad Alessandra Ricci, figlia della contessa morta nel 2016, due mesi di arresto con la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna, ma subordinata al pagamento entro 3 mesi dalla sentenza definitiva, di una provvisionale di 10mila euro sul risarcimento dei danni al comune di Caponago, che si è costituito parte civile al processo con l'avvocato Franco Silva.

Sotto accusa le condizioni igienico sanitarie della proprietà risalente al 1200. "Dopo il primissimo intervento di pulizia e disinfestazione, costatoci 20mila euro, ci è toccato intervenire più volte. Quella dimora non ha più nemmeno l’abitabilità. È una questione di salute e di igiene pubblica”, sostiene la sindaca di Caponago Monica Buzzini. “Hanno sempre voluto cacciarci di qui, già dai tempi di mia madre, abbiamo deciso di vendere e lasciare il Palazzo, ci sono trattative in corso. Ho intenzione di andarmene da Caponago e non tornarci mai più”, ribatte invece la figlia del Cigno Nero, che non si è neanche presentata al processo ed è stata difesa da un avvocato nominato d'ufficio.