Quale futuro per il Calcio Monza? I tifosi biancorossi: “Chiunque compri, vogliamo restare dove siamo: in serie A”

Dalle voci estive sull’arrivo dell’armatore greco Marinakis all’ultima trattativa con il fondo Orienta. Mobilitazione dei supporter alla notizia della cessione della società

I tifosi del Monza

I tifosi del Monza

Monza – Non si era ancora finito di “piangere” Silvio Berlusconi, lo scorso giugno, che già si parlava di una cessione prossima ventura del Calcio Monza. O quanto meno dell’ingresso di un socio, di maggioranza o minoranza che fosse. Quella che portava a Evangelos Marinakis, l’armatore greco epigono di Berlusconi, era apparsa all’inizio la pista più accreditata, i segnali sembravano dimostrarlo (Marinakis era stato anche ad Arcore; un suo uomo, François Modesto, era diventato direttore tecnico del Monza).

Ora, dopo mesi di silenzio, la questione del futuro del club biancorosso torna in prima pagina. E si parla di due grandi gruppi, Orienta Capital Partners (italiani) e PIF (arabi). I tifosi del Monza, quelli veri, non si stupiscono più di tanto. "Sicuramente la prospettiva era quella – ammette Giuseppe Ghezzi, presidente dello storico Monza Club Amici del Monza –, cambiare proprietà. Timori? A Monza abbiamo visto di tutto negli anni bui, speriamo almeno che stavolta arrivino persone perbene, nella nostra posizione non possiamo che sperare che qualcuno voglia portare avanti la baracca il più avanti possibile".

Il sentimento prevalente del vecchio tifoso, abituato a rovinose cadute e fallimenti, è sempre lo stesso: la gratitudine per l’avvento di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani e la consapevolezza che non sarebbe potuta durare troppo a lungo. "Stiamo comunque vivendo un campionato bellissimo, la società è sana e in attivo e ha fatto cose straordinarie, portandoci per la prima volta in Serie A. E questo non cambierà mai – la fedeltà del tifoso biancorosso –, certo spiace sempre che dall’imprenditoria brianzola non sia arrivato nulla e che si sia dovuto attendere l’arrivo di un imprenditore milanese… Ecco, visto che ora si parla di un fondo di investimento arabo e di uno italiano, spero tutto sommato nella seconda prospettiva. La verità è che in Brianza ci sono tantissime imprese, basterebbe che ognuna ci mettesse una piccola percentuale e si potrebbe continuare ad avere una grande squadra".

Poi, un momento di romanticismo. "Quando rientro a casa, faccio spesso una deviazione nel mio percorso che mi porta a transitare davanti alla villa di Silvio Berlusconi, vedo ancora gli striscioni che appesero ai cespugli quando morì e rivolgo ogni volta un pensiero a Silvio. Speriamo che continui a guidarci dall’alto, senza di lui non saremmo mai arrivati fin qui".

Maurizio Silva è un’altra vecchia conoscenza dello stadio Brianteo, oggi U-Power Stadium. Con il gruppo intitolato ad Angelo Scotti, indimenticato tifoso del Monza, continua a presenziare a ogni partita in casa e parecchie anche in trasferta. E nemmeno lui si stupisce: "Si era già intuito dal calcio mercato che non c’era intenzione di portare avanti più di tanto il progetto di questa squadra. Fininvest, che non voleva fare brutte figure, ci ha comunque mantenuti anche quest’anno in Serie A, ma da vecchi tifosi non possiamo che essere felici. Ora bisogna capire come andrà a finire, il Monza ha dimostrato che non solo con i capitali, ma anche con la competenza di personaggi come Adriano Galliani si sono potuti raggiungere risultati straordinari. E questa deve essere la strada da continuare a percorrere se si vuole rimanere dove siamo. Ecco, se rimanesse Galliani sarebbe una garanzia".

Silvano Silva, del Monza Club Alta Brianza, uno dei più strutturati allo stadio (ha iscritti in mezza Italia), non nasconde un filo di amarezza: "Siamo molto grati a Berlusconi, ma in fondo si sapeva che le cose sarebbero cambiate. Certo, l’idea che sia interessato a noi il fondo Pif può far sognare". La preoccupazione è nata già da mesi. "L’estate scorsa per il Trofeo Silvio Berlusconi allo stadio era venuto suo figlio Piersilvio". E aveva usato parole toccanti, nel ribadire l’affetto per i colori biancorossi nutrito dal padre. "Eppure poi non si sono più fatti vedere allo stadio né lui né i suoi fratelli, nemmeno nelle partite di cartello. E questi sono stati segnali che davano da pensare".

Questi sei anni a guida Fininvest, con la scalata dalla Serie C alla Serie A, sono stati solo una parentesi? "Speriamo di no. E non vedo così negativamente l’ipotesi che arrivino investitori arabi: il calcio moderno è così e il pensiero che anche il Monza possa un giorno vivere una situazione simile ad esempio a quella del Paris Saint-Germain sarebbe un sogno. Ma in fondo ci basterebbe rimanere dove siamo, in Serie A, con una figura di garanzia dal punto sportivo come quella di Galliani".