Monza, lui lo bloccò e un’auto lo uccise: condannato. “Ma non ho colpa"

Anziano investito da un ubriaco, il ragazzo che lo costrinse a fermarsi fa ricorso: "Sono innocente, volevo chiedergli solo la constatazione amichevole"

Il drammatico incidente avvenuto in via Adda a Monza

Il drammatico incidente avvenuto in via Adda a Monza

Monza – Ha sbarrato la strada con la sua auto a quella di un 60enne in via Adda a Monza, dopo un inseguimento stradale per un lieve contatto durante un sorpasso iniziato in viale Sicilia, inducendolo a scendere dalla vettura per un chiarimento. Invece l’uomo è stato investito e ucciso da un altro automobilista risultato ubriaco.

Per questa vicenda, accaduta la notte del 5 ottobre 2019 e costata la vita ad Antonio Seria residente a Caponago, il 30enne di Concorezzo che ha falciato la vittima ha patteggiato la pena di 4 anni di reclusione per omicidio stradale aggravato dalla guida in stato di ebbrezza, mentre un 20enne di Brugherio, G.S., si è ritrovato imputato di concorso in omicidio stradale. Il Tribunale di Monza l’ha condannato a 2 anni di reclusione, pena ora dimezzata dopo il ricorso alla Corte di appello di Milano. Ma confermando lo stesso reato.

Invece il 20enne, difeso dall’avvocato Franco Balconi, nega il concorso in omicidio stradale sostenendo che non c’è un nesso di causa tra il comportamento dell’imputato e l’investimento mortale ed è deciso a proseguire la sua battaglia anche davanti alla Corte di Cassazione. "L’imputato, che voleva soltanto indurre l’altro automobilista a fermarsi per la constatazione amichevole, è accusato di avere intralciato la carreggiata e di non avere segnalato le vetture ferme causando l’omicidio stradale - sostiene il legale - Ma nel corso dell’istruttoria è emerso che non c’è nesso causale perché l’eventuale condotta illecita non ha determinato l’investimento mortale. Inoltre il carabiniere che ha testimoniato ha detto che il triangolo era stato posizionato e lo ha confermato anche il passeggero dell’auto condotta dall’imputato, che indossava anche il giubbetto catarifrangente e aveva azionato la modalità torcia del suo telefonino per segnalare l’incidente e il corpo a terra fino all’arrivo dei soccorsi e delle forze dell’ordine".

L’avvocato ha poi ritenuto "irrilevante la posizione del veicolo dell’imputato perché l’investitore guidava sotto l’effetto dell’alcol e quindi non sarebbe stato comunque nelle condizioni di vedere la vittima sulla strada". Una versione confermata al processo dall’amico dell’imputato, che viaggiava quella notte come passeggero sulla sua auto. “Io e G. eravamo in auto tranquilli quando la vittima in fase di sorpasso ha urtato dentro l’auto di G., che gli ha fatto gli abbaglianti per farlo fermare, e lui invece se ne è andato. Allora G. l’ha inseguito e bloccato e siamo scesi, ma subito è sopraggiunta l’auto che l’ha travolto".