Il Duomo di Monza svela i suoi segreti: scoperti e recuperati due affreschi del ’300

Sono stati trovati nelle Cappelle di San Giovanni e Santa Lucia e risalgono al periodo in cui la basilica vide la sua prima riedificazione

Uno dei due affreschi recuperati
Uno dei due affreschi recuperati

Monza – Gioiello del centro di Monza, oltre che principale luogo di culto, il Duomo custodisce una bellezza artistica così ricca da andare al di là di quella che appare. Sotto due importanti tele seicentesche affisse in due delle sue Cappelle, si possono ora ammirare affreschi risalenti a tre secoli prima, a quel ‘300 in cui la basilica monzese vide la prima sontuosa riedificazione. Uno di questi due affreschi, quello che si trova sotto il quadro della Decollazione di san Giovanni Battista nella Cappella di San Giovanni Battista, è appena diventato visibile grazie a un lavoro certosino che ha reso possibile l’apertura “a cerniera“ della tela seicentesca. Aprendola, compare ora una Crocefissione in cui si vede la parte inferiore della Croce con le gambe del Cristo insanguinate, la Maddalena bionda ai piedi del patibolo e un soldato che con una mano sorregge la spugna appena bagnata di aceto dal secchio sorretto con l’altra mano. La parte superiore è invece tagliata, a causa dell’innesto degli apparati decorativi marmorei di epoca barocca.  Lo stile pittorico rimanda indubitabilmente l’appartenenza del dipinto alla fase del realismo lombardo e la datazione all’ultimo quarto di secolo del ‘300.

L’altro affresco trecentesco “nascosto" è, invece, nella Cappella di Santa Lucia, sotto la tela della Visitazione. Anche in questo caso si tratta di una Crocefissione “vittima” di un taglio nella parte superiore dovuto alle decorazioni barocche. Ad essere visibili anche qui sono solo le gambe insanguinate del Cristo, mentre le altre figure presenti sono la Maddalena e san Giovanni Evangelista.

Nella zona inferiore una finta predella con archi ospita una Madonna con il Bambino, e un santo Pontefice insieme a san Giovanni Battista. "Entrambi sono due grandi affreschi che in origine occupavano le intere pareti di fondo – racconta l’arciprete di Monza, monsignor Silvano Provasi –. Nel Trecento le Cappelle erano più grandi in spazio. Poi con le aggiuntive decorazioni di epoca barocca si sono ribassate le volte e rimpiccioliti gli spazi. Non conosciamo gli autori di questi affreschi, si può ipotizzare che siano toscani della fronda giottesca perché ci fu un esodo di pittori verso il Nord Italia dopo la peste del 1348".

"Di quell’epoca precedente del Duomo non resta moltissimo, ma testimonianze significative ancora ci sono - continua monsignore –. Parliamo del ciclo della Cappella di Teodolinda, la Madonnina dell’Aiuto, le lesene dell’altare maggiore, e in sacrestia ci sono dei lacerti e una sinopia, con un’altra Crocefissione. Inoltre nei solai ci sono resti di affreschi importanti, ma non si possono visitare perché ci sarebbe da fare prima tutto un lavoro di ristrutturazione".

D’altra parte il Duomo di Monza è il frutto di una stratificazione storico-artistica addirittura millenaria. La prima costruzione di cui si ha notizia e traccia è un oraculum dedicato a san Giovanni Battista nel 595, fatto costruire dalla regina Teodolinda. La riedificazione risale invece all’anno 1300, in concomitanza al primo Giubileo della storia della cristianità, con l’idea di ampliare l’edificio per deporvi il tesoro da Avignone (1345). La stagione barocca e poi neoclassica, coi nuovi fasti, ha coperto gran parte dell’apparato decorativo precedente, ma incrementato un tesoro che ancora oggi è in gran parte da scoprire.