Monza e i suoi Alabardieri: ecco chi fa parte dello storico corpo militare al servizio della chiesa

Il nuovo comandante ha 37 anni: “Siamo 12 più uno, come gli apostoli con Gesù. Ma puntiamo ad avere nuove reclute”. Le origini delle guardie armate monzesi risalgono almeno al 1763

Alabardieri in Duomo a Monza
Alabardieri in Duomo a Monza

Monza – Il Fai Monza, in un incontro dal sapore di storia, ha presentato ieri pomeriggio alla cripta del Duomo lo storico corpo degli Alabardieri, le guardie armate in divisa che presenziano alle più importanti funzioni religiose della principale chiesa monzese. Gli Alabardieri, insieme soltanto alle Guardie svizzere vaticane, sono l’unico corpo militare al servizio di una chiesa al mondo, la cui origine si intreccia col mito.

La delegazione Fai con gli Alabardieri in Duomo
La delegazione Fai con gli Alabardieri in Duomo

"Gli Alabardieri esistono almeno dal 1763, come testimoniato da un documento con il quale Maria Teresa d’Austria concesse il benestare per la loro divisa – racconta Gianluca D’Elia, delegato del Fai Monza – ma non sappiamo se siano nati prima. C’è una tradizione orale popolare che vede la loro origine addirittura come guardie della regina Teodolinda, e come guardiani del tesoro custodito nel primo Oraculum, poi Duomo, tra i quali il più famoso è la Corona Ferrea".

"I monzesi – prosegue l’esperto – tenevano moltissimo ai loro Alabardieri. Quando a inizio ‘800 Napoleone pensò di sospendere l’ordine, come fece con tanti corpi ecclesiastici, ci fu una sollevazione popolare. Altre attestazioni storiche sono del 1838 quando le guardie ecclesiali scortarono la Corona Ferrea a Milano per l’incoronazione di Ferdinando d’Austria, o ancora nel 1900 quando accompagnarono il feretro di Umberto I di Savoia durante le sue esequie. Fino ad allora la loro presenza fu costante".

Poi la graduale scomparsa: "Con il ‘900 iniziano a sparire. Monza sembra dimenticarsi di loro. Ma nel 1982, a seguito della visita nel capoluogo brianzolo di Giovanni Paolo II, il gruppo viene ricostituito e ha una seconda vita. Da allora si susseguono tanti comandanti per mantenere viva la tradizione, cresciuti sotto la guida del compianto don Carlo Crotti, padre spirituale di noi tutti".

L’attuale comandante, Lorenzo Perego, è in carica dal 17 settembre, ha 39 anni ed è insegnante di religione (con anche una laurea in storia). Tutti loro sono, oltre che cattolici praticanti, appassionati di storia e delle tradizioni di Monza. Attualmente sono nel perfetto numero simbolico con il quale furono costituiti: 12 più un comandante, su modello dei 12 apostoli con Gesù.

"Ma potenzialmente potremmo essere di più – spiega il comandante –. Puntiamo infatti ad avere nuove reclute. Per fare richiesta bastano pochi requisiti: essere alti almeno 1.70, risiedere in Lombardia, essere di fede cattolica, provandolo con una lettera di un sacerdote, e fare un colloquio finale con l’arciprete. L’età massima di ammissione è 40 anni ma va detto che queste non sono regole così stringenti, c’è una certa flessibilità".

Nella loro settecentesca uniforme di panno blu con bordi in oro, i dodici Alabardieri più il capitano sono da sempre agli ordini dell’arciprete del Duomo e presenti alle sacre funzioni più importanti, come alla vigilia e alla festa del compatrono San Giovanni Battista, alle processioni cittadine della domenica delle Palme, del Santo Chiodo, del Corpus Domini (di solito a giugno), e alle maggiori solennità, quali Natale, Epifania, Pasqua. Partecipano inoltre all’8 maggio, giorno del loro santo protettore, San Vittore (martire romano), e ad altri pochi eventi d’eccezione.

Tutto in loro è carico di simbologia e di tradizione, come la Corona Ferrea incisa sulla fibbia della loro cintura, e l’effigie di San Vittore sul vessillo di cui si sono dotati dal 2021. Il loro motto - "Pro ecclesia in armis fidei" - indica che la loro vera arma non è la cinquecentesca alabarda, ma la fede, e il loro sguardo è volto non all’uso della violenza, ma a proteggere la storia religiosa monzese.