moretti
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Milano, 6 giugno 2020 - La prima mossa per rinnovare il proprio roster l'Olimpia Milano l'ha fatta riportando in Italia Davide Moretti. 22 anni compiuti a marzo, una scelta forte come quella di abbandonare la "comfort zone" italiana e confrontarsi per tre anni in Ncaa con Texas Tech, e la curiosità di venir allenato nel futuro da chi, circa 30 anni fa, rese papà Paolo anche campione d'Italia.

Come mai ha fatto questa scelta?

«Sentivo di voler fare una nuova esperienza perchè sento l'esigenza di voler fare uno step in più e migliorare ancora. Milano è la piazza giusta per le competizioni a cui partecipa, ma anche perchè avrò come compagni di squadra tanti campioni dai quali potrò apprendere davvero tantissimo«.

In cosa pensa di dover migliorare di più, in cosa si sente un po' più pronto?

«Nelle squadre in cui ho giocato in Italia a livello senior tra Stella Azzurra, Pistoia e Treviso sono sempre stato decisamente tra i più giovani quindi anche in questo caso entrerò nel gruppo in punta di piedi. Ho cercato qualcosa che mi facesse ancora salire di livello, sono al corrente che sarà dura, ma è normale quando si fa un salto nella propria carriera. Devo ancora crescere nella tecnica e anche nel fisico per essere competitivo ad altissimo livello, però posso garantire di essere uno che ha voglia di vincere in quantità altissima. Mi piace stare in palestra, affinare ancora di più le doti di lettura del gioco«.

Qual è la cosa che l'ha convinta di più del progetto di Milano?

«Essere allenato da Ettore Messina, davvero uno dei più bravi in Europa. Ho grande stima per lui e non vedo l'ora di imparare da lui. Si migliora solo se si impara«.

C'è qualcosa che non vede l'ora di scoprire di questa avventura?

«Dimostrare di poterci stare. Voglio arrivare all'inizio di questa esperienza davvero il più pronto possibile e in estate non mi fermerò un attimo. Il mio percorso a Roma e Treviso mi ha permesso di arrivare più pronto alla Ncaa rispetto ai ragazzi dell'High School, ora penso che il mio percorso al college mi permetterà di arrivare più pronto all'impatto con l'Eurolega rispetto a un coetaneo che non ha fatto questa esperienza«.

Cosa le ha dato questa esperienza negli States?

«E' una cosa che rifarei decisamente, decisi di farla perchè non mi sentivo un giocatore fatto e finito, volevo migliorare sotto tutti i punti di vista. Negli Usa lo sport è una vera e propria industria e si vede la differenza, non è un passatempo. In 3 anni ho preso 15 kg di muscoli, passato tante ore al video ad analizzare e migliorare i miei movimenti. Mi sento sicuramente un giocatore più completo«.

Ha già ripreso l'attività dopo la quarantena?

«Sono a Roseto, verrò a Milano appena posso, ma sono riuscito già a fare un paio di settimane di lavoro sul tiro, poi qui correre è molto bello in riva al mare. Sto cercando di tenere il ritmo di 5 allenamenti settimanali«.

Poco più di un anno fa lei ha avuto l'emozione di giocare una finale NCAA davanti a 72.000 spettatori. Cosa si prova?

«Mi rendo conto che conto di essere un privilegiato, è qualcosa che non capita neanche ai più grandi campioni. E' incredibile, è ovvio che c'erano quei numeri perchè eravamo in uno stadio da football adeguato. C'era un frastuono incredibile, tanto che ci siamo anche preparati in modo specifico, ad esempio abbiamo cambiato alcuni segnali per le chiamate degli schemi in modo da rendere più visibili«.

Il sogno Nba è ancora nel cassetto?

«Certamente, ho dovuto modificare i miei piani, ma da quel cassetto non lo tolgo, lo sogno fin da bambino. Ho ancora un anno di eleggibilità per il draft e vedremo, ma poi c'è tutta la carriera davanti e magari ci saranno tempi più lunghi, ma di certo provero ad arrivarci«.