La Elcograf stampò Harry Potter, ma adesso la magia è finita. Rotative ferme a Treviglio, 20 operai a casa

Nuovo ridimensionamento, si teme anche per gli altri stabilimenti. I sindacati: "Abbiamo paura di dover gestire nuovi tagli a causa di scelte sbagliate. Chiediamo all’azienda di trovare nuove commesse”

Chiuso lo stabilimento di Treviglio. Preoccupazione anche sull’Adda
Chiuso lo stabilimento di Treviglio. Preoccupazione anche sull’Adda

Pozzo d’Adda (Milano) – Rotative ferme dal primo gennaio, 20 esuberi in cassa integrazione fino a luglio, e il resto,75 addetti, trasferiti negli altri stabilimenti del gruppo, Pozzo d’Adda, Madone e Bergamo. Ma ci sarebbero problemi anche in questi siti. La crisi incombe da 5 anni su Elcograf, lo stampatore di Harry Potter, 800 dipendenti nel Paese, più un migliaio in Inghilterra, alle prese con tagli che in Martesana nel 2021 avevano già portato alla chiusura della tipografia di Melzo, che sfornava “Sorrisi e Canzoni”.

Nessuno aveva perso il posto, erano stati tutti traslocati a Treviglio, ma adesso a uscire di scena è proprio lo stabilimento bergamasco e torna l’incertezza. I sindacati hanno dubbi anche sulla tenuta degli altri poli. "I carichi di lavoro sono davvero bassi e dappertutto e si fa ricorso agli ammortizzatori – dicono Tobia Perini della Slc-Cgil e Luca Legramanti di Fistel-Cisl Bergamo –. Il timore è che si tratti solo di posticipare il problema. Abbiamo paura di dover gestire nuovi tagli a causa di scelte sbagliate di politica industriale e commerciale. Qui non è questione di criticità congenite del comparto, altre realtà del settore sanno accaparrarsi commesse. Chiediamo all’azienda di impegnarsi a trovare nuovi ordini, non si può sopravvivere sempre e solo grazie alla cassa".

La crisi è stata spiegata dal direttore generale Marcello Vercelli De Quarti durante un’audizione in Regione: "Finora abbiamo gestito i problemi in modo non traumatico, anche con i prepensionamenti. Stiamo lavorando a una riorganizzazione che prevede innanzitutto una concentrazione della nostra capacità produttiva. Abbiamo, però, bisogno di strumenti di sostegno da parte delle istituzioni che ci diano tempo per completare il piano".

L’azienda è nata tra l’ottobre 2008 e il gennaio 2012 con l’acquisizione da parte della Pozzoni del 100% del capitale di Mondadori Printing, che ha portato le due società a unirsi sotto lo storico marchio per la stampa di periodici, volantini, libri illustrati, cataloghi d’arte, libri in bianco e nero, hardcover e paperback.

Ma da cinque anni è in corso il declino, nel 2022 i volumi sono calati del 18,1% nella grafica commerciale rispetto all’anno precedente, dell’8,4% nei libri e dell’8% nell’editoria. L’export è diminuito del 12%, un dato significativo considerando che il 40% della produzione è destinata ai mercati esteri. Il fatturato si è contratto del 5%, "una perdita – ancora il manager – dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi necessario per compensare la crescita dei costi delle materie prime e dell’energia". L’anno scorso Elcograf ha pagato una "bolletta" di 39 miliardi, con un incremento di 18 rispetto al 2021 coperto per meno della metà da contributi statali.

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