Violenze e torture sui detenuti nel carcere Beccaria di Milano: arrestati 13 agenti della polizia penitenziaria, altri 8 sospesi

L’indagine è partita dagli accertamenti sulle omissioni e i depistaggi delle guardie carcerarie dopo un episodio di sevizie commesso da tre detenuti ai danni di un 17enne

Milano, 22 aprile 2024 – Orrore nel carcere minorile Beccaria di Milano. Da un’indagine, partita nel 2022 e durata fino ad oggi, risultano violenze e torture nei confronti dei giovani detenuti: 13 agenti della polizia penitenziaria sono stati arrestati e 8 sospesi. 

Sempre alta tensione all’interno del carcere minorile Beccaria
Sempre alta tensione all’interno del carcere minorile Beccaria

“Una conferenza che non avremmo voluto tenere: è una vicenda dolorosa, una brutta pagina delle istituzioni”, ha commentato il procuratore di Milano Marcello Viola. Il capo della procura ha poi ricordato la “massima collaborazione” della Polizia penitenziaria e del Dap, “per assicurare il rispetto della legge. Non ci piace quello che è stato accertato, ma è interesse dello Stato fare luce su questi fatti che creano desolazione e sconforto perché commessi nell’ambito carcerario che vive un momento di difficoltà come dimostrano i suicidi e il sovraffollamento” aggiunge. “Il carcere è un luogo di sofferenza e va fatto di tutto perché questa condizione non venga aggravata, soprattutto nel caso di minori. Bisogna interrogarsi su cosa è successo, delle drammatiche condizioni della polizia penitenziaria che è intervenuta su singoli e limitati episodi” conclude il procuratore Viola.

Immediate le reazioni dopo il diffondersi della notizia: da una parte i sindacati di polizia hanno subito manifestato sgomento e hanno chiesto di evitare la gogna per gli agenti arrestati, dall’altro le voci politiche hanno evidenziato la gravità dell’accaduto e le “falle” del sistema carcerario italiano. Su una cosa sono tutti d’accordo: va fatta chiarezza ad ogni livello sugli episodi di tortura e maltrattamenti contestati ai 21 agenti. Don Gino Rigoldi, cappellano del Beccaria: “Ci sono reati e colpevoli, ma gettare le croce sugli agenti è ingiusto. Responsabilità anche di noi educatori che non ci siamo accorti. 

Arresti e sospensioni

La Polizia di Stato e il Nucleo Investigativo Regionale per la Lombardia della Polizia Penitenziaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano, stanno eseguendo, dalle prime ore della mattina, un'ordinanza emessa su richiesta dei Pubblici Ministeri del V Dipartimento, con la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di tredici agenti della polizia penitenziaria, dodici dei quali tuttora in servizio presso l'Istituto Penale Minorile ''Cesare Beccaria'' di Milano, nonché la misura della sospensione dall'esercizio di pubblici uffici nei confronti di ulteriori otto dipendenti dello stesso corpo di polizia, anch'essi tutti in servizio, all'epoca dei fatti, presso la stessa struttura detentiva per minori.

Le accuse

I reati a vario titolo contestati dalla Procura della Repubblica e positivamente vagliati dal gip in relazione alle condotte degli agenti, riscontrate a partire almeno dal 2022 ad oggi e reiterate nel tempo nei confronti di diversi detenuti di età minore, sono quelli di maltrattamenti in danno di minori, anche mediante omissione, aggravati dalla minorata difesa e dall'abuso di potere; concorso nel reato di tortura, anche mediante omissione, aggravato dall'abuso di potere del p.u. nonché dalla circostanza di aver commesso il fatto in danno di minori; concorso nel reato di lesioni in danno di minori, anche mediante omissione, aggravate dai motivi abietti e futili, dalla minorata difesa e dall'abuso di potere; concorso nel reato di falso ideologico ed infine una tentata violenza sessuale da parte di un agente nei confronti di un detenuto.

Le segnalazioni

Alcune psicologhe, ma anche madri ed ex giovani dietro le sbarre, oltre che al garante milanese dei detenuti. E' lunga la vista di chi si è rivolto alle istituzioni per fermare le presunte torture all’interno del carcere minorile Beccaria. L'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Milano Stefania Donadeo su richiesta della pm Rosaria Stagnaro, ricostruisce in 130 pagine i fatti che sarebbero avvenuti a partire dal 2022.

Intercettazioni e telecamere interne

L'indagine, partita da alcune segnalazioni, è stata sviluppata attraverso diversi servizi tecnici di intercettazione e acquisizione di telecamere interne all'istituto, che hanno permesso di raccogliere indizi di reato per diversi episodi di violenze ai danni dei minori ristretti. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna. 

Pm: “Celle specifiche per le torture”

Sono 12 le presunte vittime dei pestaggi all'interno del carcere minorile Beccaria di Milano che hanno portato all'arresto di 13 agenti della polizia penitenziaria. Pestaggi che, secondo quanto ricostruito, avvenivano in un ufficio specifico, poi per lavori di ristrutturazione, in "altre celle definite dai ragazzi celle di isolamento, naturalmente prive di telecamere” spiegano i pm Cecilia Vassena e Rosaria Stagnaro. Non solo, gli agenti avrebbero usato anche “sacchetti tipo di sabbia per picchiarli, perché non lasciassero tracce. C'era un clima invivibile - ha detto l’aggiunto Letizia Mannella -. I ragazzi sapevano che in qualsiasi momento potevano essere picchiati e che non potevano denunciare perché le circostanze sarebbero state insabbiate”.

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I detenuti: "Insulti, sputi e stivali in faccia”

Numerose le testimonianze dei detenuti. “Mi hanno svegliato e mi hanno picchiato mentre ero in cella con un altro (...) mi hanno portato giù in una stanza singola e lì mi hanno ancora picchiato in faccia sul naso che mi faceva tanto male. Mentre mi picchiavano dicevano 'sei venuto ieri e fai così, sei un bastardo, sei un arabo zingaro’”, ha raccontato un giovane. Un altro ragazzo, che sarebbe stato pestato da sette agenti nel novembre 2022, ha raccontato: “Il primo colpo è stato uno schiaffo, il secondo colpo è stato un pugno, il terzo colpo è stato nelle parti intime e da lì ho visto tutto nero (...) l'ultima cosa che mi ricordo è che mi ha sputato addosso”.  L'8 luglio scorso un altro giovane ha raccontato: “Hanno spaccato un mio amico (....) qua sul labbro qua c'aveva l'impronta degli stivali (...) gli hanno schiacciato la faccia con gli stivali”.

L’origine: l’omesso controllo

Nasce dalle presunte omissioni nelle torture ad un 17enne nell'agosto del 2022, per cui, poi, erano stati arrestati tre giovani, l'inchiesta della Polizia e della Penitenziaria, coordinata dal pm di Milano Rosaria Stagnaro. Un fatto, che lo scorso marzo ha portato alla condanna con rito abbreviato ad 8 anni per un 19enne ivoriano, Gnagne Lath, detto 'Nescò, con già un precedente per tortura alle spalle e che era stato arrestato in passato in un'inchiesta sulla crew dei trapper Simba La Rue e Baby Gang. Lath fu arrestato nel dicembre 2022 per tortura, violenza sessuale di gruppo e lesioni perché, assieme a due minori, inflisse ad un 17enne, che era detenuto con i tre giovani nel carcere minorile Beccaria, «con crudeltà» gravi «e reiterate violenze» e un «trattamento inumano e degradante». Tra l'altro, già nelle motivazioni della sentenza si parlava di un oggetto usato per le torture dai giovani, sequestrato ma sul quale non erano state rinvenute «tracce ematiche».

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L’episodio

La sera del 7 agosto 2022, come emerso dagli atti di quel processo, “avvicendandosi nella sorveglianza della porta della cella e nell'inflizione delle sevizie”, dopo aver sorpreso la vittima nel sonno durante il cambio turno del personale penitenziario, i tre avrebbero sottoposto il 17enne ad una serie di abusi sessuali, con morsi e anche una sigaretta spenta sul volto. La vittima delle violenze, che aveva denunciato, ha messo a verbale che “quanto patito gli aveva fatto riaffiorare alla mente i maltrattamenti subiti durante il viaggio affrontato dalla Libia per raggiungere l'Italia”. Racconti, poi, confermati anche in un incidente probatorio dal giovane, parte civile nel processo. Nella nuova inchiesta che ha portato oggi all'arresto degli agenti vengono contestate, dunque, anche le presunte condotte omissive su questi fatti: alcuni agenti non sarebbero intervenuti per bloccare le torture e avrebbero ripulito l'oggetto sequestrato per nascondere ciò che era avvenuto.

Il depistaggio e le evasioni

Nel processo, scriveva il gup Cristian Mariani, si è ventilata anche “la probabilità” di “una manovra di depistaggio, finalizzata a rimuovere i sospetti di omesso controllo da parte degli agenti di turno la notte dei fatti”. Inoltre, da quanto si è saputo, le indagini hanno preso le mosse anche a seguito degli accertamenti, coordinati per questa tranche dal pm Cecilia Vassena, dopo le evasioni di sette minorenni dal Beccaria la sera di Natale dello scorso anno.