ANNA GIORGI
Cronaca

Ucciso in bici a 15 anni da ubriaco senza patente: massimo della pena per il pirata. “Valentino ha avuto giustizia”

Condannato a 7 anni e quattro mesi il 33enne che investì l’adolescente: era ai servizi sociali, guidava un furgone rubato oltre il limite di velocità La mamma della vittima: "Bene la sentenza, ma niente mi ridarà mio figlio"

Valentino Colia e la bici su cui viaggiava quando è stato investito

Valentino Colia e la bici su cui viaggiava quando è stato investito

“Un minimo di giustizia è stata fatta, anche se nulla potrà mai restituirmi Valentino". Sono le parole della mamma Emilia, che tra le lacrime vuole ricordare anche gli ultimi minuti di suo figlio vivo, quell’immagine che si è fissata nella sua mente e ha fermato il tempo: "Dopo la tragedia – dice – è cambiato tutto nella mia vita". Era il 17 luglio dello scorso anno. Valentino Colia era in sella alla sua bicicletta, vicino a un attraversamento pedonale a Garbagnate Milanese: fu travolto e ucciso dal furgone guidato da Ionut Bogdan Pasca. Aveva solo 15 anni.

“Mio figlio quella sera era in garage con gli amici. Uscì con loro a prendere un gelato. Era in bicicletta. Dieci minuti dopo ricevetti la telefonata di una ragazza del suo gruppo: “Emilia, c’è stata una tragedia”. Ecco, quel momento non lo scorderò mai". Nell’incidente morì Valentino e e un’altra ragazza, Ambra, fu portata in gravissime condizioni in ospedale: aveva diversi traumi, si salvò solo dopo quattro interventi chirurgici. Ancora oggi porta i segni di quella tragedia.

Bogdan Pasca ieri è stato condannato a sette anni e quattro mesi con rito abbreviato, anziché i 4 anni e 8 mesi chiesti dalla Procura. È la pena massima che la giudice Rossana Mongiardo ha potuto infliggere, non concedendo le attenuanti generiche, al 33enne cittadino romeno in custodia cautelare in carcere da undici mesi per l’omicidio stradale del 15enne e per aver ferito gravemente la coetanea Ambra.

Nel giorno dell’incidente a Garbagnate Milanese il 33enne era stato affidato in prova ai servizi sociali (e sarebbe dovuto rientrare alle 23): stava scontando una condanna definitiva per furto, ricettazione e maltrattamenti in famiglia. Pasca non aveva la patente, aveva bevuto molto, andava a una velocità di 80-85 chilometri all’ora anziché ai 50 consentiti, e guidava un furgone rubato alla ditta per cui lavorava.

Il suo titolare dopo l’incidente lo aveva denunciato per appropriazione indebita e lui lo aveva controdenunciato per calunnia, incurante della tragedia da lui stesso provocata. Nei mesi scorsi erano stati respinti due tentativi di patteggiamento che l’imputato, tramite il suo legale, aveva presentato al pm Mauro Clerici cercando di cavarsela con una pena di quattro anni, in un primo tentativo, e di quattro anni e otto mesi nel secondo. Il tentativo di patteggiamento era stato motivato dall’"ampia ammissione di colpevolezza del 33enne e dalla volontà di seguire un percorso di riabilitazione", non solo, anche "dalla disponibilità ad essere preso in carico dal servizio specifico del carcere di San Vittore ai fini del superamento di ogni sua dipendenza, alcolica e da stupefacenti". Questo comportamento era stato sufficiente per il pm a giustificare l’ipotesi del raggiungimento di un accordo per una pena più bassa.

Di diverso avviso la giudice: la condanna a 7 anni e 4 mesi con rito abbreviato è, invece, stando a quanto chiarito, il massimo della pena che poteva essere inflitta. Non sono state concesse le attenuanti e la giudice è partita da un massimo di dieci anni di pena per arrivare a 7 e 4 mesi con lo sconto di un terzo previsto dalla scelta di procedere in abbreviato. La famiglia Coria si è costituita parte civile con il legale Carlo Fontana.

Emilia, la mamma di Valentino, non trattiene le lacrime: "È stata fatta giustizia grazie alla legge sugli omicidi stradali. Questa sentenza è andata oltre le nostre aspettative, anche oggi mio figlio ha fatto un canestro da tre". Il figlio 15enne era un appassionato di basket.